Non bastava l’uovo di Daisy, con il suo contorno di mistificazioni e finti allarmi razzistici, per riscaldare col fuoco delle polemiche questa torrida estate.

Ci ha dapprima inzuppato il pane buonista quel Don Biancalani (sempre lui) noto alle cronache per usare i soldi della parrocchia per portare immigrati africani a distarsi in piscina (con tanto di selfie e polemiche)  a ricavare il suo quarto d’ora di attenzione, denunciando ‘spari’ contro i suoi protetti, rivelatisi poi solo colpi a salve esplosi da due tredicenni con una scacciacani.
Poi è stata la volta della capotreno Trenord che, esasperata dalla presenza a bordo del suo treno di borseggiatori e questuanti, mette in guardia i passeggeri, invitando a scendere i molesti, ovviamente esposta al pubblico ludibrio da un presunto blogger della fu Unità, in cerca di visibilità e forse – di un lavoro vista la fine ingloriosa del giornale che fu di Antonio Gramsci..

Da ultimo, ma immaginiamo che il fenomeno potrebbe proseguire, è giunta ora la ‘denuncia’ di gavettone razzista a Lecco da parte di una giornalista romana tale Paola Rolletta che così ricostruisce l’episodio su La Provincia di Lecco: “…Poco prima dell’incrocio con via Digione, da una macchina («Una berlina grigia», racconta la Rolletta) tirano addosso alle due ragazzine del liquido, che poi si rivelerà essere acqua. La giornalista, che cammina pochi metri dietro alle ragazzine, viene anche lei bagnata sui capelli e in faccia da uno spruzzo d’acqua (…) non so neanche se all’episodio abbiano assistito altre persone. I carabineri verificheranno – continua Paola Rolletta – se in zona ci sono delle telecamere che possano aiutare a risalire agli autori di un atto che, per il clima che si sta vivendo, secondo me ha una matrice razzista. Certo, qualcuno può catalogare l’episodio alla voce gavettone d’estate, o goliardata ma il fatto che sono state prese di mira due ragazzine di colore mi fa sospettare che ci sia, almeno sullo sfondo, un comportamento legato a motivazioni razziste(…) le due ragazzine hanno accennato un sorriso, tra l’imbarazzo e lo spavento(…) sono andate per la loro strada…”

Dunque, sulla base di considerazioni del tutto personali (verrebbe da dire frutto di una percezione distorta della società italiana) senza testimoni e con le ‘vittime’ che se ne vanno ridendo ecco il ‘razzismo percepito’ che infiamma la coscienza della Rolletta, celato dietro un banale gavettone estivo, da sempre – pressoché innocua – usanza di generazioni di giovani.
Forse la Rolletta, direttrice in cerca di visibilità del Faro di Roma, pressoché sconosciuto quotidiano on line, che ha trascorso diversi anni in Mozambico a familiarizzarsi con la ‘cultura’ africana non ha mai notato quel che da anni accade l’ultimo giorno di scuola davanti ai licei di tutta Italia.
Probabilmente gli anni di lontananza dall’Italia la rendono incapace di comprendere le cose, rendendola vittima dei luoghi comuni del peggiore immigrazionismo.
Le hanno comunque permesso, però, di pubblicare un primo libro (e per ora unico), imperdibile opera sul calcio mozambicano, dal titolo che oggi appare davvero profetico: “Finta Finta”.