Europol, l’agenzia Ue che contrasta criminalità internazionale e il terrorismo, nel suo ultimo rapporto sui rischi derivanti dal terrorismo per il 2017, ha avvisato che «il conflitto in Siria continua avere enorme risonanza in Bosnia-Erzegovina, in Kosovo, Macedonia e in Serbia». Sono quelli i Paesi che, finora, più hanno dato alla “causa” dello Stato islamico, con «più di 800 foreign terrorist fighter» con passaporti balcanici, combattenti stranieri per fini terroristici, che fino a oggi «sono entrati a far parte dell’Isis»

Secondo Europol, i Balcani rimangono nel mirino dei radicali, ha confermato Europol. «In alcune parti della regione», infatti, «l’ideologia islamista radicale promossa da predicatori fondamentalisti e da leader di alcuni gruppi salafiti», come accade oggi soprattutto in Kosovo e in maniera più circoscritta in Bosnia, «ha conquistato sostanziale terreno». Sotto stretta osservazione, oltre all’intera Bosnia, il Kosovo e i «territori di lingua albanese in Serbia», ossia l’area di Presevo, anche «la regione del Sangiaccato, a cavallo tra la Serbia e il Montenegro», già in passato «i principali hotspot per la radicalizzazione, il reclutamento e le attività di facilitazione dei foreign fighters» balcanici. Segnalate ovunque «la presenza massiccia di armi illegali, specialmente armi leggere, mine ed esplosivi».

Sempre secondo Europol, «il numero degli arresti compiuti nella regione negli anni passati» – inclusi gli otto fondamentalisti fermati mercoledì e incriminati in Kosovo con accuse di terrorismo e legami con estremisti dell’Isis – conferma «un fatto provato». Che la «minaccia terroristica primaria» per i Balcani «è stata e continuerà a essere il terrorismo jihadista, rappresentato sia da chi ritorna dalle zone di guerra di Siria e Iraq, sia da individui radicalizzati», nati e cresciuti nella regione.