A margine della proposta di legge (a mio avviso liberticida) che vede come promotore e primo firmatario Fiano, sono giunte puntuali e prevedibili le polemiche che non serviranno a stroncare l’ipotesi legislativa, anzi favoriranno una rapida approvazione della stessa perché, se i renziani vorranno (con o senza il solito soccorso di Forza Italia in Parlamento), vista la spiccata propensione al “monopolio” (ho evitato di dire “totalitarismo”, sono buono) o molto più banalmente per distogliere l’attenzione dai veri guai del Paese da loro in parte causati e sicuramente da loro, tutti aggravati, la legge la vareranno eccome!
Gli sarà utilissima nel caso della formazione futura di un governo stabile a loro guida (visto mai? meglio organizzarsi in precedenza!) per eliminare ogni dissenso.
Come è noto, più un testo di legge è vago e scritto male, più si presta a farne un uso pericoloso.
Se l’origine della proposta fosse la repressione della propaganda “fascista” o di chissà quale tentativo politico di revanche (?), parrebbe evidente che non ce ne sarebbe necessità alcuna perché esistono già strumenti legislativi in abbondanza. Ci sono già leggi (che una volta i vari Pannella e De Cataldo volevano abolire perché le consideravano superate storicamente e miranti solo a colpire “reati di opinione”) sia contro l'”apologia del fascismo” (reato anche individuale), sia contro la “ricostituzione del partito fascista” (reato di gruppo), con pene via via aggravate negli anni; ci sono anche leggi come la “Mancino” (dal nome del suo autore ex ministro dell’Interno democristiano) contro il cosiddetto “negazionismo” che naturalmente viene confuso con l’altro cosiddetto “revisionismo storico”.
La proposta di legge di Fiano infatti non costituirebbe una novità se non per due “piccoli” particolari tanto ambigui quanto velenosi.
Innanzitutto il divieto di “far commercio” e addirittura “detenere” materiale (libri, quadri, documenti, foto, …..). Li per lì parrebbe mirare a colpire i venditori di cianfrusaglie in due o tre negozi di Predappio o i produttori di vino con etichetta con l’effige di Mussolini o di Hitler (resterebbero quindi solo in circolazione i vini degli stessi produttori con l’immagine di Stalin), in realtà, chiunque potrebbe essere incriminato per la pubblicazione di un libro o un articolo sul fascismo se non contenente l’imprimatur di qualche Sant’Uffizio laico-antifascista; colpirebbe senza dubbio antiquari e mercanti di libri usati del Ventennio; potrebbe addirittura colpire un edicolante che si ritrovasse a vendere la “Storia della Guerra civile” di Pisanò.

Inoltre, con un testo come quello leggibile nella proposta, chiunque potrebbe subire una perquisizione notturna alla ricerca in casa di foto di famiglia, di oggetti (chi non ha fez del nonno o un fermacarte con simboli equivoci ricevuto in dono?), di libri, di dischi con inni (magari di tutte le parti politiche ma sarebbero sequestrati solo quelli perseguibili), e via via, la fantasia potrebbe sbizzarrirsi all’infinito. E questo servirebbe a intimidire chiunque. Qualche magistrato amico in grado di colpirne 100 e che potrebbe intimorire tutti gli altri lo si trova sempre e poco importa se poi tutto finirebbe in una bolla di sapone nei tre gradi di giudizio, intanto…. Uno scenario davvero orwelliano o da film horror.

Il “sospetto” di simpatia per il fascismo (compresa quella privata, da onanismo domestico) potrebbe colpire chiunque, compresi agnostici e comunisti del dissenso antirenziano, poi, ma solo poi, sarebbe la Magistratura a decidere. Esagerazioni? Pensate un po’ a quello che è stato fatto circolare a proposito del dissidente governatore della Puglia, Emiliano che, per aver avuto il padre che votava MSI (come quello del grillino Di Battista) ……. Esagerazioni? Pensate un po’ al fenomeno della delazione, della caccia alle streghe. Non sarebbe mai applicata in questi termini la legge? Intanto ci sarebbe e, all’occorrenza….. e a discrezione di un Questore o di un magistrato, a richiesta di un politico o di un coniuge cornuto…..
L’altro versante che spaventa i “democratici” renziani è quello dei media. Adesso che le reti radio-televisive (tutte, dopo l’eliminazione del programma di Paragone su La7 e quello di Minoli-Buttafuoco su Radio24, c’è rimasto pochino, forse poco più dei commenti di Mentana per cinque sere la settimana sul tg di La7) e tutta la “grande” stampa sono sotto rigido controllo da parte di fedelissimi o dei servi sciocchi che sempre accorrono in soccorso del vincitore, resta come unico nemico da abbattere, il web, i cosiddetti social-network che tanto hanno contato nella sconfitta referendaria di dicembre.

Certo, non è che il dissenso sia solo monopolio dei “neo-fascisti” (che perlopiù sono poverini, basta leggere cosa scrivono nelle loro bacheche per rendersi conto che al di là di bischerate nostalgiche da tastiera non si va….) però, però, intanto basterebbe qualche provocatore per scatenare l’inferno e poi, quando si è sulla china dell’illiberalità si fa presto a correggere una norma, a passare qualche velina che indica il tizio come probabile “nemico del popolo” che magari in casa ha un “santino” pericoloso. Il controllo della Rete con queste caratteristiche di repressione probabilmente per il momento c’è solo in Cina.
Allora, al di là dell’antipatia che può provocare il faccione di Fiano o l’irritazione del suo presenzialismo televisivo supponente, l’invito è di non scherzare su questa legge (e non cadere in stupide provocazioni come quella di qualche ora fa del parlamentare che ha alluso alla “testa di cazzo”….), di non sottovalutare la questione. Si tratta di uno dei più pericolosi strumenti a disposizione di un regime totalitario. E, credetemi, l’antifascismo e il fascismo non c’entrano niente, sono solo strumentali. Qui c’è in gioco la libertà, a partire da quella di pensiero, di tutti.