Le tesi di Amartya Sen non sempre ci hanno convinto. Per quanto stimolanti e profondi, gli studi dell’economista indiano— da “Sviluppo è libertà” in poi — risultano parziali, incompleti. Inutilmente utopici. Nonostante il suo lungo soggiorno ad Harvard, la meritata notorietà e il Nobel nel ’98, Sen non è riuscito a sottrarsi agli sguardi profondi — un intreccio di rancori e realismo, velleità e pragmatismo — proprie del “terzomondismo  soft”. Per intenderci la versione post-britannica della decolonizzazione. La vera eredità del “Raj”, il miraggio anglo-indiano di Kipling e Lord Curzon. Un discorso complesso ma importante su presto ritorneremo.

In ogni caso vale però la pena di riprendere  le dichiarazioni del premio Nobel rilasciate all’Università di Venezia, negli prestigiosi spazi di Ca’ Foscari. Con gran imbarazzo dei politici presenti (tutti o quasi del PD, per forzisti e leghisti Sen è probabilmente un disco volante lagunare o una caramella finlandese…), il docente non ha fatto sconti al moloch di Bruxelles: «L’Europa è ormai afflitta dalla confusione e deve cambiare in fretta se vuole uscire dalla crisi». Nell’Aula magna, Sen ha elencato gli errori fatti dall’Unione che iniziano proprio dalle modalità della sua fondazione.«I governanti europei hanno unito le loro monete in maniera irrazionale. I “padri fondatori” avevano in mente un percorso completamente diverso: prima si dovevano puntare ad un’unione di persone, poi a un’unione politica e fiscale e alla fine, solo alla fine, si doveva procedere a quella monetaria».

L’Europa però non ha saputo far tesoro dei suoi errori. «E ha continuato con l’imposizione dell’austerity, senza ragionare sulle conseguenze del taglio dei costi».

Questa volta concordiamo con Amartya Sen. Quest’Europa è sbagliata.