Analisi e conseguenze francesi del voto giungeranno presto; sono invece già arrivate analisi e conseguenze italiane, con una parte del mondo politico e culturale nostrano che cercano di impossessarsi/intestarsi il trionfo oltralpino. Se lo intesta, per cominciare, il PD: vittoria socialista, europeista, di un giovane (più di Renzi), vittoria della speranza e via dicendo. Più o meno il medesimo repertorio che abbiamo ricevuto da Obama in poi: più apertura, più inclusione, più simpatia, più carisma. Tutto condito da un silenzio tattico sulla disciplina economica macronista.

“Il populismo che non sfonda” è una delle letture di queste elezioni che fanno giubilare anche alcune parti del centrodestra nostrano. Il segnale di scampato pericolo si accende dalle parti di Arcore, Macron diventa la dimostrazione (per l’Italia? E perchè?) che la destra populista da sola non basta, che per governare occorre il voto moderato. Ora, premesso che le tifoserie italiane pro e contro LePen hanno tutto il diritto di esistere, è il caso di non esagerare però con similitudini e improbabili parallelismi. Sarebbe semplice ribattere che il primo turno francese non ha consegnato tre poli, come in Italia, ma quattro; oppure notare come la legge elettorale francese, simile all’Italicum, è figlia e madre di una tradizione politica profondamente diversa dalla nostra.

Forse però sarebbe più immediato cominciare a notare che in Italia sta da anni avvenendo l’opposto di quello che è accaduto in Francia. Se prendiamo le percentuali di quelli che non hanno proprio esultato per Macron (destra sovranista e 5 Stelle, ovvero i populisti nostrani secondo i “moderati” d’italia) notiamo che già oggi sono oltre al 45% dei consensi. Se poi parliamo di doppio turno, vediamo che ovunque o quasi i 5 Stelle siano andati al ballotaggio si sono presi a turno i voti di destra e sinistra; tutto l’opposto della Le Pen in Francia, contro la quale destra e sinistra tradizionali si sono alleate.

Pur essendo da un lato normale il commento a un fatto politico importante sebbene straniero, è al contempo impensabile un serio parallelismo con l’habitat politico italiano. Occorre riconoscere che l’esaltazione di certa politica italiana per la vittoria di Macron è in realtà una grande apologia del democristianismo. Un inno al non essere nulla, al posizionamento tattico-strategico centrista, con premesse alle quali sarebbe possibile allearsi con destra e sinistra, anche contemporaneamente.

 

Dire che il centrodestra per vincere dev’essere unito rischia di significare che il centrodestra per vincere deve smettere di essere centrodestra e ridursi a centro; lo stesso per il centrosinistra. L’unica esperienza simile – ma non assimilabile – alla figura di Macron in Francia che abbiamo visto in Italia è Monti. Qualcuno ha dimenticato che proprio le grandi ammucchiate di centro sono state una delle cause principali, e non l’effetto, dell’ascesa dei cosiddetti populisti in Italia?