Ambrogio, in quella chiesa, esortava alla calma; c’erano forti tensioni (perché era morto il Vescovo ariano Aussenzio). Un bimbo, all’improvviso urlò: “Ambrogio Vescovo!”. Così, tutti, ariani e cattolici, seguirono quell’invocazione e la tensione e i forti contrasti si spensero. Non avrebbe potuto, egli, essere eletto: era ancora un catecumeno (non battezzato) e il Concilio di Nicea proibiva l’elezione di neofiti. Ambrogio cercò di sottrarsi, stava facendo tutt’altra carriera e non si riteneva preparato; ma la “Vox populi”, a quei tempi, era considerata un chiaro segno da parte di Dio. Anche l’Imperatore Valentiniano e Vescovi furono d’accordo. Ambrogio fu battezzato il 30 novembre 374 e il 7 dicembre fu consacrato Vescovo.

Sant’Ambrogio, una festa importante per i milanesi. Per tradizione si esce, si comprano i regali di Natale (è di questi giorni la “Fiera degli Oh bej Oh bej”)… Si preparano il Presepe e l’albero con le luci, le palline colorate e i fili dorati e d’argento. Sono giusti segni, per nulla in contrasto con la Tradizione.

Ambrogio fu un uomo meraviglioso, non solo per Milano, e dovrebbe essere festeggiato e celebrato in tutta Italia. Egli apparteneva a una importante famiglia aristocratica romana: la gens Aurelia; suo padre fu Prefetto del Pretorio nelle Gallie. Era il tempo di Costantino II. Il suo nome, Ambrogio, ha una derivazione floreale: l’Ambrosia (che nella Mitologia è cibo e bevanda degli Dèi). Il santo, sovente, viene rappresentato con le api, perché è Patrono degli apicultori. L’anno della sua nascita è incerto: 339, si dice, un anno prima della morte del padre. Terminati gli studi classici (Sallustio, Cicerone e Virgilio, venivano spesso da lui citati), lasciò Roma nel 370. Venne nominato Consularis con l’incarico di Governatore nelle Province della Liguria e dell’Emilia, la cui sede, però, era a Milano. Così, Ambrogio, nominato Vescovo, iniziò a studiare le Scritture e gli Autori greci: Atanasio, Origene, Basilio… E su tutto ciò che apprendeva meditava. Che bello: la Meditazione; disciplina che oggi nessuno insegna più.

Basta così, cari lettori: adesso fuori a festeggiare, in chiesa ad accendere una candela, possibilmente di cera, dove ve ne son ancora. Poi, durante le vacanze, approfondite chi fu davvero Ambrogio; ne sia motivo affinché chi si occupi di politica ne tragga esperienza, coscienza e motivo per il proprio agire, in futuro.