La nostra Costituzione, all’articolo 51, parifica, ai fini dell’ammissione ai pubblici uffici e alle cariche elettive, ai cittadini italiani gli italiani non appartenenti alla Repubblica, cioè a quegli italiani residenti in territori ceduti dopo il Trattato di pace del 1947 o comunque a cittadini emigrati che avevano perso la nazionalità italiana. Inoltre la legge 124/2006 detta disposizioni per il riconoscimento, a richiesta, della cittadinanza italiana ai connazionali dell’Istria, di Fiume e della Dalmazia e ai loro discendenti. Si tratta di qualche migliaio di italiani che tuttora vivono in Croazia e Slovenia e che godono sia della nazionalità italiana sia di quella croata o slovena.

Grave invece l’intenzione del nuovo governo di Vienna di voler attribuire, “a richiesta”, la cittadinanza austriaca agli appartenenti alla minoranza tedesca della provincia di Bolzano, che si troverebbero ad essere titolari di una doppia cittadinanza. La questione dell’Alto Adige è stata risolta con l’attuazione dell’Accordo De Gasperi-Gruber (dai nomi degli allora ministri degli Esteri di Roma e Vienna) del 1946 e le intese di Copenaghen del 1969, con cui venne approvato il calendario operativo delle misure che l’Italia avrebbe dovuto prendere per dare attuazione allo statuto di autonomia. Nel 1992 l’Austria rilasciò la cosiddetta quietanza liberatoria, con cui dava atto della conformità delle misure adottate alle intese precedentemente raggiunte. Il ‘Pacchetto Alto Adige’, celebrato anche in occasione del decennale della chiusura della vertenza dagli allora presidente della repubblica italiana Carlo Azeglio Ciampi e austriaca Thomas Klestil nel 2002, costituisce a tutt’oggi un insieme di disposizioni che configurano l’autonomia altoatesina come uno degli strumenti più avanzati di tutela delle minoranze nazionali.

Gli altoatesini godono, al pari di tutti i cittadini degli Stati membri dell’Unione europea, di una seconda cittadinanza: quella dell’Ue. Ma la cittadinanza europea, che è disciplinata dai Trattati e dalla Carta dei diritti fondamentali, non sostituisce la cittadinanza nazionale; non crea vincoli di appartenenza e di fedeltà ad un sistema politico nazionale, vincoli che rimangono ancorati alla cittadinanza nazionale. Pertanto, i cittadini europei possono votare per le elezioni europee e per quelle municipali degli Stati membri in cui risiedono, anche se stranieri. Non è invece contemplato il voto per le elezioni politiche nazionali. La cittadinanza europea è un complemento di quella nazionale, che resta un cardine fondamentale, essendo l’Unione ancora composta da Stati e non esistendo un popolo europeo. Forse non è un semplice caso che il 2018 è l’anno che sta tastando sostanzialmente il polso alla sovranità italiana ed alla sua conseguente capacità identitaria, sul piano regionale, nazionale, continentale e mondiale, cento anni precisi dopo il completamento geopolitico ottenuto dalla vittoriosa e sanguinosa “Prima Guerra Mondiale”. Sarebbe pericoloso per il vecchio nemico austriaco del Novecento certificargli pretese irredentiste non in linea con quanto scaturisce dalla “Metodologia della Ricerca Storica”. Infatti i parlamentari dell’Alto Adige eletti nel Parlamento austriaco avrebbero un vincolo di fedeltà nei confronti dell’Austria e non dell’Italia.