Del tutto incredibile, increscioso, insopportabile appare l’editoriale di Ernesto Galli della Loggia, cui dal quotidiano, proprietà del pupillo di Berlusconi, è stato posto un titolo di una faziosità anacronistica: “Fascisti e democrazia. Lezioni storiche da Torino”.

   Galli inizia, citando, ben attento ad evitare il necessario sarcasmo, la XII norma transitoria della Costituzione, quella sulla ricostituzione del partito fascista. Transitoria ancora dopo oltre 70 anni !!!

   Continua, poi, ostentando sgomento, con la segnalazione del secondo comma della disposizione, che, dopo 5 anni, restituì “ad una normale condizione di cittadini nella totale pienezza dei diritti politici” “i capi responsabili del regime fascista”, recte i superstiti dalle stragi partigiane e gappiste (2 soli nomi di fascisti trinariciuti, dalle mani grondanti sangue, Giovanni Gentile e Pericle Ducati).

24/04/2017 Roma, Rai 1, trasmissione televisiva Porta a Porta, nella foto Ernesto Galli della Loggia

   Il cattedratico in quiescenza spiega l’inspiegabile debolezza dei “padri costituenti”, che si mostrarono verso i suoi nemici [i nomi ?], “anziché rigidamente (e seppur giustamente)” sanzionatori , il più inclusivi possibili. Questa altezza d’animo fu dimostrato – sempre a detta di Galli – dall’apertura dello “spazio pubblico democratico” “al confronto e alla libera discussione”. Delusi nella loro magnanimità, i medesimi autori della Costituzione (democristiani, comunisti e socialisti, con i socialdemocratici, liberali e repubblicani destinati a contare come “il due di briscola”) pochissimi anni dopo l’entrata , furono costretti a rinserrare le maglie contro i c.d. “rigurgiti”, termine di somma eleganza, del rinascente, brutale, selvaggio e mortificante fascismo, contro cui furono scatenate e lasciate impunite le discriminazioni e le persecuzioni professionali, specie nella magistratura, nelle scuole e nelle università.

   La democrazia ci regalò e ci ammannì, tra gli altri, due presidenti della Repubblica, “santi laici”, l’uno vivente, sostenitore dei carri armati sovietici impegnati contro il popolo ungherese, e l’altro defunto, della cui sensibilità umana ci ha recato una fresca testimonianza Bruno Vespa.

   Dopo le prevaricazioni “democratiche” di Torino, si è dimostrato ancora una volta che l’arroganza della sinistra, nonostante l’esiguità del consenso elettorale, non è affatto esaurita e vive, sotto le vesti, culturalmente misere ma pericolose, del grillismo, alleato innaturale del leghismo.

   Galli ha continuato contro il fascismo la tiritera degli “Hyksos” di crociana memoria, capaci di realizzazioni chimeriche per i vessilliferi della democrazia, tanto seriosamente tutelati dall’editorialista.

   Nell’arco di 20 anni quei “barbari”, di certo non infallibili, costruirono città (basterebbe verificare statisticamente, a mo’ di esempio, l’area pontina, in cui esse presero il posto dei  precedenti, storici villaggi), realizzarono quartieri, ancora oggi modello, ed atenei di insuperata organicità. Comminarono innegabilmente sentenze capitali, contemplate nei codici, ma il loro numero fu, senza il minimo dubbio, enormemente inferiore, a quello delle esecuzioni eseguite in un mese dal regime comunista cinese, amato ed ammirato dai capitalisti e dai “liberal” nostrani.

   Oggi ci si lamenta in maniera inconcludente, senza contrapporre terapie idonee, della globalizzazione e del fenomeno migratorio, senza denunziare apertamente le gigantesche responsabilità delle nazioni coloniali. Nel frattempo, sempre in questi anni, dall’articolato e variegato fronte contrapposto alla sinistra, ci si arma, proclamandolo ed enfatizzandolo fino all’eccesso, di un termine, di origine gallica, usato per la prima volta da Andrea Manzella (!!), ignorando il sinonimo, più alto e coinvolgente, “nazionalismo”.