Non attardiamoci, in nome della logica e del buon senso, sui giochini praticati sulla scena politica, negli ultimi giorni tra Padoan ed il sempre disponibile Berlusconi, lanciati in significativa sintonia nell’analisi di questo spaventoso fenomeno del populismo, parto del demonio, e tanto meno perdiamo tempo con le prediche di anziani profeti, da pensionare senza alcun rimpianto, sull’Italia e sugli italiani, poverini, capaci di gettare alle ortiche, il 4 dicembre, l’opportunità di incoronare un premier.

Notiamo, invece, che mentre a Roma viene celebrato, sulla lezione indelebile della rivoluzione sovietica del 1917, il secondo congresso del partito comunista alla presenza di 29 delegazioni di partiti europei “fratelli”, con ostilità, spocchia e toni allarmistici viene registrato l’incontro a Coblenza delle destre nazionaliste continentali, il cui unico denominatore comune, sia chiaro, è rappresentato dall’antieuropeismo, troppo a lungo sopito .

Per la politica, nonostante le chiacchere fatte a fine agosto ed ai primi di novembre, ancora inefficiente nelle aree terremotate, offre spunti non disprezzabili l’intervista del presidente del Senato Grasso, per età, per esperienza e per preparazione non certo il ragazzo, “per decisioni superiori” dei “poteri che contano”, paracadutato dalla Toscana.

L’ex magistrato inizia, sostenendo la necessità, chiaramente per obbligo istituzionale, di una continuazione della legislatura, considerata la necessità del varo di “provvedimenti importanti”, trascurati dal precedenti e davvero non conseguenza degli avvenimenti degli ultimi giorni.

L’intervistatore Massimo Franco ammanta di significato politico il risultato referendario, in realtà derivato e causato dall’ostilità, esplosa alla prima occasione, dopo le anticipazioni non trascurabili delle amministrative primaverili con le sconfitte riportate dal PD a Roma, Torino e Napoli, contro l’insopportabile ed indigeribile Matteo Renzi.

Dopo aver schermato dietro la carica istituzionale osservazioni e riserve, caldeggia l’impegno del governo su “provvedimenti sospesi e bloccati da mesi”, tra i quali però non figura l’indispensabile ed irrinunciabile terapia contro la Pubblica amministrazione, tale anche grazie alle terapie dettate da Sabino Cassese ancora sulla breccia.

Sia chiaro comunque che questo argomento gravissimo è strumentalizzato dalla classe politica, attraverso la stampa, in prima linea certi giornaloni milanesi, torinesi o romani o certi giornalini curiali, perché capace solo di non intervenire, di non decidere e di non stabilire misure decisive ed adeguate.

In altri termini e per altri aspetti Grasso ammette il peso marginale se non l’inconsistenza della politica, in questi giorni bloccata, in attesa per il cruciale problema della legge elettorale, della decisione (Amato – Barbera ) della Corte Costituzionale, investita di una impropria quanto discutibile supplenza.

In un’Italia, in cui è reputato universalmente ignominioso essere opposizione, Grasso , uomo da sempre di potere, non poteva che militare a favore della grande coalizione Renzi – Berlusconi. Riconosce la necessità di una revisione della legge sul voto estero “a forte sospetto di brogli” (solo “sospetti”?) e vede per Gentiloni compiti eloquenti sul reale ma implicito giudizio sul precedente esecutivo, imposto dall’alto: “ricucire il Paese, recuperare il tempo perduto e calamitare i consensi che si sono dispersi”. A Grasso sfugge che è in arrivo Berlusconi.