Roma, autunno 2015. Una fastidiosa pioggerellina avvolgente bagnava la Capitale; giunto davanti a casa, il sindaco di Roma si accommiatava dai due agenti ciclisti ormai con il fiatone e portava oltre il portone la sua bici elettrica; ci mancherebbe , mica pedalava lui ! Una volta nel cortile vi abbandonava il suo mezzo a due ruote, ma invece di salire ai piani alti del suo appartamento, scendeva circospetto le scale che conducevano alle cantine. Qui, di fronte ad una porta blindata con la targhetta Marino, digitava una password ed entrava in un locale le cui quattro pareti erano costituite da scomparti pieni di bottiglie di vini d’annata. Muovendo verso il basso un comune fiasco di Chianti come d’incanto una delle pareti ruotò su stessa , permettendo l’entrata in un altro ampio locale, semibuio , diviso in due da una inferriata d’acciaio. Dietro le sbarre si intravedeva una figura umana accovacciata in un angolo, la caviglia destra bloccata da una corta e pesante catena fissata al pavimento.

“Buona sera, ti ho portato la cena, con il solito food box che mi ha dato il ristorante, alla maniera americana : anche oggi avanzi di lusso ! Sono stato in un locale extra chic, solo pesce. Ho per te polpa di granchio e quattro grosse chele da spolpare. Il vino, un Sassicaia, mi spiace ma l’ho lasciato sul tavolo. Buon appetito!” Ed il sindaco allungò al prigioniero la scatola con il cibo.

“ Caro Ignazio, ti debbo proprio ringraziare, sto facendo proprio una bella vita alla faccia tua!” continuò il sindaco, mentre la figura accovacciata digrignava i denti senza avere la forza di parlare.

“Tra qualche giorno mi dimetto, forse per davvero, forse per finta, lo vedrò, poi ho già prenotato un viaggio ai tropici. Sai , torno in quel posto di quest’estate, dove ero quando in agosto qui a Roma si celebrava il funerale kitsch dei Casamonica. Mi ricordo che appena arrivato dichiarai che “Roma è contro le mafie , contro il nazifascismo !” Che non c’entrava un cazzo, ma quei gonzi del tuo PD li fai su come vuoi.

“Come quell’altra volta che non so per far dimenticare che cosa, ormai ho perso il conto, mi son messo a cantare Bella Ciao e tutti a seguirmi, mi sentivo il Pifferaio Magico. Che divertimento !”

“E quando in una borgata a quella donna che mi contestava ho risposto di far connettere i suoi due neuroni, come si era arrabbiata e io godevo, alla faccia tua !”

“A proposito di faccia tua… l’idea me l’hanno fatta venire dei miei amici.”

“ Ma lo sai che assomigli a Marino, er sindaco de Roma?” mi hanno detto un giorno. In quel momento ho maturato la mia idea di vendetta. Tu che ti rifiutasti di operare la mia donna, nonostante te lo avessi chiesto, ti avessi addirittura implorato di farlo. Lo hai fatto fare al tuo assistente e lei è morta.”

“Ma io non ne so assolutamente niente, sono all’oscuro di tutto, te lo giuro!” trovò finalmente la forza di urlare il dottor Ignazio Marino.

“Taci! Così sono andato in Brasile e con pochi ritocchi sono diventato perfettamente uguale a te .“ continuò imperterrito lo stalker.

“Ti ho rapito e preso il tuo posto e ho iniziato a farti fare più figure meschine che potessi. Solo sulla conoscenza di Buzzi mi hai preceduto, tutto il resto è farina del mio sacco. Ti è piaciuta la mia uscita sui “fascisti che debbono tornare nelle fogne ?” . Ora la tua immagine pubblica è quella di un militante comunista, il visto per gli Usa ti sarà negato dall’ambasciata appena mollerò la poltrona di sindaco, come è successo a quel poveretto del portavoce di Pisapia.

A proposito di visite in Usa, che goduria, mi sono intrufolato al seguito del Papa, mi sono autoinvitato un po’ dappertutto, ti ho sputtanato nel mondo. Il bello però è che una conferenza sono riuscito a farmela davvero pagare; gli americani sono proprio dei bambinoni. Se pagano Chelsea, la figlia dei Clinton, per dire quattro puttanate, mi son detto, possono mollare un assegno pure a me. Non c’era nessuno, ma chissenefrega, i dollari sì.” Parlava a ruota libera l’usurpatore.

“Sai una cosa? Una confidenza? La Boldrini non ce l’ha la sosia o il sosia, è proprio fatta così, incredibile ! Tu almeno hai una scusa. Che forse nessuno conoscerà” disse minaccioso lo pseudo sindaco.

In quel mentre squillò il suo cellulare, era l’assessore Sabella , quello con delega al “metterci una pezza sempre”.

“A Ignà, ti stanno a dare una multa per divieto de sosta, mò arriva il carro attrezzi, sbrigate!” urlò Sabella.

Il falso sindaco corse subito in strada e qui commise un errore che si rilevò fatale, infatti dimenticò di chiudere la parete rotante, lasciò accostata la porta blindata e non tornò a chiuderle.

L’usurpatore il giorno dopo rassegnò le dimissioni, fece un po’ di commedia, poi imboccò solitario la via per l’aeroporto, destinazione Usa.

Intanto il chirurgo Marino , usando le chele di granchio come pinze, riuscì ad aprire i lucchetti che lo imprigionavano e a fuggire dalla sua gabbia.

Non perse tempo e la mattina dopo indisse una conferenza stampa per rivelazioni clamorose.

In Campidoglio la folla di giornalisti era quella dei giorni migliori : Ignazio Marino si presentava con un viso smagrito e tirato, ma chi non lo avrebbe avuto, il giorno delle sue dimissioni ?

“Sono stato rapito, il sindaco che avete conosciuto non ero io, ma un usurpatore! “ esordì il dottore.

“Sono appena fuggito da una cantina !”

“O da una fogna ?” lo interruppe un giornalista di destra.

” E come ha fatto a scappare ?” lo incalzò un altro.

“Usando delle chele di granchio “ abbozzò Marino.

La risata fu generale.

“E saprebbe riconoscere questo usurpatore ?” si alzarono più voci a chiedere.

“Era uguale a me, per davvero, credetemi! “ implorò il vero sindaco.

“Magari era un hacker , come quello delle multe !” commentò qualcuno dal fondo.

“Ma di cosa si è nutrito durante la prigionia ?” domandò un reporter straniero.

“Linguine allo scoglio, branzini al forno, spaghetti all’astice, costate fiorentine, ma erano tutti avanzi.”

“E gli scontrini, sono avanzati anche quelli ?” Altra risata irrefrenabile.

“ E adesso cosa farà ?” la domanda di una giornalista free lance.

“Andrò a riprendermi con una vacanza ai Caraibi, ma poi tornerò per rimettere a posto Roma” la risposta di Marino.

A questo punto i giornalisti scambiandosi battute esilaranti, sciamarono verso l’uscita senza più degnare il povero Ignazio, vittima senza possibilità di riscatto.