«Scrivo da sempre. Romanzi, racconti, in cui metto la mia visione del mondo. Scrivere è qualcosa più di una passione che ti scaturisce da dentro». Il prossimo romanzo uscirà a ottobre, mentre un paio, già pubblicati, sono autobiografici. Ha scritto saggi sui Pellerossa «testimoni ed eroi» e sul «feticcio-lavoro» e le sue vittime. È anche autore di commedie, che spesso non passano inosservate: «Una volta, a Crema, sono arrivati i centri sociali e hanno fatto saltare la rappresentazione».

Milanese, 64 anni, esponente della destra radicale, Cesare Ferri ha lasciato la città per la provincia, vive in un comune della Bassa padana con la moglie Carla. «Ho fatto anche il correttore di bozze e il giornalista free lance ? ricorda ? e firmavo con uno pseudonimo». Non è facile chiamarsi Cesare Ferri? Per questo ha lasciato Milano?«È stata una scelta obbligata, per questioni economiche e di lavoro».

Continua a interessarsi di politica? «Leggo i giornali…» E dei politici di oggi che cosa pensa?«Provo un profondo senso di disgusto, il politico deve avere una visione del mondo, questi invece non hanno un orizzonte». Quando ha cominciato a far politica? «A Milano nel Msi tra il ’68 e il ’69 in corso Monforte, poi in San Babila nel ’73-’74. Partecipavo alle manifestazioni, facevo politica, non ho mai fatto parte di gruppi strutturati». Il neofascismo?«Era un movimento che guardava al futuro».

La strage di Brescia, il 28 maggio del ’74. Come l’ha saputo?«Ero da mia madre, c’era la televisione accesa».Il 31 maggio la sua fototessera viene trovata nella tasca di Giancarlo Esposti a Pian del Rascino. Com’è finita lì, secondo lei? «Esposti non lo vedevo dall’inverno, che senso aveva che mi rivolgessi a lui per avere documenti per espatriare? Agli inquisitori è servito Ferri e si è preparato un documento falso.Nel ’74 mi sono trovato imputato per il Mar, Ordine nero, indiziato per la strage e sono finito in carcere». Ha sempre detto di non aver mai conosciuto Ermanno Buzzi e neppure Silvio Ferrari. E l’allora capitano dei carabinieri Francesco Delfino?«L’ho visto una volta, quando mi ha arrestato. Ricordo che prese il telefono e disse: «aspetta a buttare la pasta che ne devo arrestare ancora uno».

Per la strage di piazza Loggia lei è stato assolto e risarcito, 100 milioni di lire, per ingiusta detenzione. Quanto tempo della sua vita ha passato in carcere? «Nove anni, nonostante tutte le assoluzioni. Ero diventato un passepartout per i pentiti».In che senso?«Per i pentiti bastava accusare Ferri per uscire dal carcere».

Ha seguito le conclusioni dell’ultima inchiesta? La sentenza individua i responsabili negli ordinovisti veneti.«L’ho letto sui giornali». Conosce Carlo Maria Maggi?«No, non sapevo nemmeno chi fosse». Secondo lei come è andata, chi sono i responsabili?«Mi faccio una domanda: cui prodest? »E si risponde?«Che certamente ha portato un danno enorme all’ambiente neofascista, ha aiutato a compattarsi la Dc e il Pci e ha rafforzato il potere costituito. La premessa, la strage è fascista, è sbagliata. Credo sia una storia tutta da riscrivere, bisogna guardare a 360 gradi».

Quanto le pesa la sua vicenda giudiziaria? «Anche se sono assolto sono comunque considerato colpevole, il marchio ti resta addosso». Si sente una vittima? «Io sono una vittima. So di essere innocente eppure mi devo scusare. Spesso si vede l’imputato e basta, invece dietro c’è la famiglia, il lavoro, un indotto che è altrettanta sofferenza».

Manlio Milani, pre sidente della Casa della memoria, è stato a Casa Pound per un confronto pubblico con i ragazzi di destra. Lei non ha mai pensato di parlare con Milani? «No. Non mi piango addosso, ho rispetto delle vittime e di Milani, ma anch’io sono una vittima. La strage non appartiene al nostro modo di agire né di pensare, l’idea di una strage non ci è mai appartenuta, non è appartenuta al mondo neofascista di allora».Si saprà mai tutta la verità?«Mi auguro con tutto il cuore di sì, così poi vengono a chiedermi scusa. Io per un ideale mi faccio anche fucilare, non mi piego: non me l’hanno mai perdonato che non mi defilassi come se fossi colpevole. Sa che le dico? Meglio Ferri di Efialte». Il traditore delle Termopili.

 

Corriere della Sera, 16 aprile 2014