Quindici giugno 1927. Nasce a Rimini Hugo Pratt, ma trascorrerà l’infanzia a Venezia. Nel 1937 il padre, Rolando, fascista, si trasferirà in Africa per lavorare. L’anno successivo la famiglia lo raggiungerà ad Addis Abeba. Nel 1941 il padre di Hugo sarà catturato dagli inglesi e l’anno successivo morirà in un campo di concentramento. Ciò segnerà la fine del soggiorno africano della famiglia che ritornerà in Italia all’inizio del 1943 con una delle Navi Bianche.
Giusto in tempo per il ragazzino Hugo di partire per la grande avventura: dopo l’8 settembre si arruolerà come marò nel Battaglione Lupo della Xª MAS. La nonna andrà a riprenderselo rivelando la sua vera età, ma la breve esperienza tra i reprobi non la cancellerà mai più. “Mi aiuta il cuore a battere”, dirà nella maturità.
Nell’immediato dopoguerra farà l’interprete per gli inglesi ma soprattutto viaggerà in Europa.
Nel 1949 il salto dell’emigrante: l’Argentina giustizialista di Perón, lì frequenterà i reduci delle guerre perdute: italiani e tedeschi in fuga, ustascia croati, anarchici sopravvissuti alla mattanza spagnola, il medico di Pétain…. E in Argentina inizierà l’attività di disegnatore.
Narrerà in una intervista alla “Repubblica”: “A vent’anni ho avuto la fortuna di scoprire Borges che in Italia è arrivato molto più tardi. Noi, emigranti in Argentina, avevamo la possibilità di avvicinarci a nuovi scrittori anche grazie agli incontri con molti fuoriusciti europei. Ci si ritrovava tutti insieme da emigranti, diventavamo compagni di lavoro ed era interessante trovare un andaluso, un libanese, un francese, un italiano, un inglese, un ebreo e si componeva una sorta di società acculturata”.
Poi il ritorno in Italia, le solite frequentazioni poco raccomandabili. Ricorderà l’amico Adriano Bolzoni (del giro degli ex RSI): “Si finiva per rovesciare il mondo nei bicchieri e intonare canzonacce da lanzichenecchi, spesso in birrerie frequentate da neri e da crucchi”.
Nel 1952 a Venezia il primo matrimonio con la jugoslava Gucky (con la quale avrà due figlie). Ma a Venezia tornerà ad abitare nel 1962, con la seconda moglie, Anne (altri due figli). Nel 1965 inizierà la collaborazione al “Corriere dei Piccoli”, poi a Genova la collaborazione con l’editore Florenzo Ivaldi (anche lui ex della Decima MAS).
E dopo due anni genovesi riprenderà a viaggiare: in Etiopia, alla ricerca della tomba del padre; in Brasile (a Bahia avrà altri due figli da una donna locale); in Lapponia, in Kenya.
Nel 1967 Ivaldi sarà l’editore della rivista “Sergente Kirk”; finita anche questa esperienza nel 1970, si stabilirà a Parigi dove frequenterà un altro maudit, scrittore delle avventure sfortunate, Jean Mabire.
Collaborerà alla rivista “Pif Gadget” fino a che lo stesso editore della pubblicazione (vicino al Parti Communiste) non ne criticherà la libertà ideologica.
Nel 1973 inizierà la collaborazione a “Tintin” con le strisce della serie “Gli Scorpioni del deserto”.
Lamenterà il dover vivere in un mondo sempre più ristretto al quale sopperirà con la sua geografia fantastica.
Nel 1963 inizierà la pubblicazione mensile di “Corto Maltese”, il suo eroe più famoso. Ma ci saranno anche le strisce di Crepax, Madaudo e del suo delfino, Milo Manara.
Con il successo inizierà il corteggiamento (politico) di chi lo aveva sempre snobbato. Risponderà: “Questo capovolgimento nei miei riguardi da chi mi criticava è quantomeno semplicista. Come potrei prendere sul serio i giudizi di questa gente?”. Del resto, Pratt di politica non si occuperà mai, né a destra né a sinistra, troppo impegnato a vivere.
Si stabilirà in Svizzera, portandosi dietro la sua biblioteca di trentacinquemila libri e morirà a Losanna nel 1995. Sulle sue strisce si precipiteranno gli Eco e i Tabucchi a cercar di mettere il cappello su ciò che era così lontano da loro….. Cosa potevano avere in comune con Pratt, viaggiatore incantato, “anarchico” e cantore del gran reazionario Ungern von Sternberg, barone dell’avventura (vera) contro “i rossi” in Mongolia?
Dopo la sua morte altri, a frotte, hanno cercato di attribuirgli forzate etichette politiche. Nel 1996 lo scrittore svizzero Jean-Jacques Langendorf entrò nella polemica, chiudendola con queste parole: “Ben venga la polemica su Hugo Pratt, fascista con o senza virgolette, ma soprattutto la polemica sulla natura dell’avventuriero (….) Quanto all’universo di Pratt, è un universo da avventuriero, e, talora, da eroe. (….). In un “Ritratto dell’avventuriero” del 1950, Sartre ha opposto l’avventuriero al militante, chi mette in causa se stesso e chi si impegna per gli altri. Nel primo, Sartre, rimasto in definitiva un teologo protestante, vede l’incarnazione del male, nel secondo quella del bene; nel primo il “fascista”, nel secondo il “comunista”. In questa prospettiva, l’opera di Pratt è veramente piena di “cattivi avventurieri fascisti” ed è questo a renderla così viva. Infatti, c’è qualcosa di più noioso che l’universo “morale” del militante?”.