Per quasi un secolo la memoria della Prima guerra mondiale in Russia è stata pressoché inesistente: il regime comunista ha preferito ricordare la terribile guerra civile tra “bianchi” e “rossi” (con una spiccata e ovvia predilezione per i secondi)  e la grande guerra è stata solo quella “patriottica”, termine della neolingua comunista che indica il secondo conflitto (che ancor oggi per Mosca inizia solo nel giugno 1941 e non nel settembre 1939: l’invasione della Polonia rimane solo un trascurabile dettaglio..).

Ma vi sono novità. In occasione dell’anniversario dello scoppio del gigantesco conflitto il Cremlino ha deciso, con 100 anni di ritardo, di recuperare la memoria di quanto avvenne nel 1914-18. Senza più discriminazioni. Nel segno dell’Unità nazionale e della concordia.

Indifferente ai nostalgici dei soviet, Putin ha deciso di riabilitare e celebrare i patrioti fedeli allo zar, quei conservatori panslavisti e ortodossi, i difensori ostinati dell’impero che sino all’ultimo combatterono contro i bolscevichi. Il mese scorso a Rostov-sul-Don, dove era caduto nel 1919, è stata scoperta una lapide in ricordo del generale Mikhail Drozdovskii, uno dei leader militari dei “bianchi” e presto, nel contesto di un vasto programma di erezione di monumenti ai comandanti militari zaristi della Grande guerra (e poi capi militari dei “bianchi”), verranno ricordati con ogni solennità l’ammiraglio Aleksandr Kolchak e i generali Anton Denikin e Nikolai Denisov.

Per conferire maggiore solennità il governo ha istituito una Giornata della memoria, il 1° agosto. E il prossimo 1° agosto 2014, ricorrenza dello scoppio delle ostilità, sulla Collina degli Inchini della capitale (luogo storico della guerra contro Napoleone del 1812 e parco monumentale finora dedicato esclusivamente alla vittoria sui nazisti del 1945) verrà finalmente inaugurato il primo monumento ai caduti del 1914-18. Sulla Neva e sul Volga, la guerra civile è finalmente terminata.