A volte tornano. Noiosi, petulanti. Fastidiosi. Inutili. Nulla di grave sono “gli antifascisti milanesi”, un centinaio di poveretti in cerca di visibilità. Il loro guru è l’assai discusso (soprattutto a sinistra) Saverio Ferrari, il “poliziotto” (di fatto o di nome, chissa?, alcuni suoi compagni ex DP ed ex Prima Linea propendono più per la prima ipotesi) della defunta Anpi. Fatti loro. Oggi, a sostenere il Ferrari restano solo i rottami dei vecchi comitati antifascisti (lo spezzone più sfigato del MLS), qualche finto giornalista o/e finto architetto, dei pensionati e dei punkbestia. Nulla di più. Insomma, una discarica politica e umana. Da tempo i “compagni” seri (Primo quanto mi manchi…) non sopportano quello che definiscono il “circo” di Ferrari e preferisco farsi i fatti loro, oppure stanno con Pisapia e pensano agli affari, all’Expò e a Milano Ristorazione.

In ogni caso, di tanto in tanto, “i nuovi partigiani”, incapaci di trovarsi un lavoro o un’occupazione più divertente o amena,  suonano i loro tamburi e si “mobilitano” contro l’orda nera avanzante, la marea bruna dilagante e altre fantasie oscuramente colorate.  Problemi psichiatrici più che d’ordine pubblico. Da qui la loro tristezza e la depressione.  Ma di tanto in tanto, qualcosa succede. Oggi, per la loro gioia, Casa Pound, in vista della sua inutile candidatura alle europee, ha indetto un convegno a Milano invitando alcuni esponenti di Alba Dorata ad un convegno intitolato “Le ragioni del popolo greco”. Nulla di clamoroso e di terribile. Nulla di eclatante. A nostro avviso, per discutere della crisi europea e del disastro ellenico si poteva fare di meglio e di più, piuttosto che convocare degli sciovinisti ateniesi e giocare sulla provocazione mediatica.  In ogni caso sono problemi di Casa Pound — buona macchina culturale ma fragile ipotesi politica — e i suoi aderenti hanno ogni diritto e ragione di convocare una manifestazione.

Torniamo ai rottami. La Rete antifascista locale (insomma Ferrari e i suoi soci, poca roba), è “insorta” berciando che Milano, città «medaglia d’oro della resistenza si appresta nuovamente a essere infangata nella sua storia e nella sua memoria». Da qui le segnalazioni in Questura, la mobilitazione dei celerini, la copertura mediatica, gli straordinari per i redattori e i fotografi. Fatica e noia per una faccenda (“l’indignazione antifascista”..) semplicemente ridicola.

Tempo perso e tutti lo sanno, anche i colleghi della redazione meneghina di “Repubblica”.  L’altra sera a cena, con rassegnazione mista a ironia, un vecchio redattore (un ex rifondarolo oggi fiero cuperliano) sospirava ai suoi colleghi: “sono solo dei poveri stronzi, ma perchè 30 anni fa i fasci non ce li hanno levato dai coglioni…”. La sinistra (quella vera) è sempre impietosa con i cretini.