Ogni mattina un lombardo si sveglia con la speranza che il vAIrus sia stato sconfitto ma poi uno dei millemila consulenti del Governo del Bis-Conte alza il ditino per dire che ‘non è ancora finita’ e lo fa ripiombare nel panico (confondendo forse la sua speranza di continuare a incassare i denari del Governo con la tutela della Salute Pubblica).

A dare il colpo di grazia al suo ottimismo poi arriva anche il Presidente Fontana, con la sua faccia da impresario di pompe funebri che ha trovato il cimitero chiuso per ristrutturazione e non sa come dire alla moglie che deve parcheggiare una salma nel box di famiglia, che da sola basterebbe a scatenare foschi pensieri, a ribadire che ‘la guerra non è ancora finita’. Meno male che poi Fontana può condividere il suo struggimento con Gallera, che tra intelligenti asintomatici ci si intendo al volo, e che il suo fido assessore lo rassicura puntualmente che con un indice di trasmissibilità del Covid a 0,51 ci vogliono due persone per infettarne una (…) ed è sufficiente convincere i lombardi a incontrarsi uno per volta e il contagio è bello che spazzato via.

Nel frattempo i sindaci della regione esternano contro la ‘movida selvaggia’, del resto gli untori è dai tempi della peste manzoniana che si danno appuntamento all’ora dell’aperitivo e si riconoscono tra loro dal tipo di birra scelta. Persino l’emetico sim Sala bim (gran visir della casbah di Milano e degno erede del Mago Silvan) si cimenta in uno dei suoi consueti giochi di prestigio: stigmatizzando da un lato i ‘comportamenti irresponsabili’ dei milanesi – che aveva invitato agli inizi dell’epidemia a fare ‘passeggiate antirazziste’ – e dall’altro tollerando le manifestazioni del 25 aprile per pompare un po’ d’aria nelle terga delle zecche che protegge in modo da farle svolazzare un po’ come palloncini.

Ma quando tutto sembra finito e le speranze morire ecco arrivare dei medici veri, che combattono in prima linea dirigendo i reparti dei principali ospedali lombardi, a rassicurare tutti sul contenimento dell’epidemia, tutti tranne ovviamente i presidenti di Sicilia e Sardegna. Del resto anche questa è Italia, da ben prima del Coronavirus.