Basta con la stucchevole, costosa e umiliante difesa del cretino. L’ultima intemerata politicamente corretta muove dagli Stati Uniti, dove in queste ore è in corso una vera e propria campagna mediatica avverso i colossi telematici, da Google a Facebook, da Amazon ad Apple.
La loro colpa sarebbe, ovviamente, quella di avere assunto una “posizione dominante”, in grado di esercitare un potere condizionante e di determinare scelte, opinioni e consumi della gggééénte.
Peccato ci si dimentichi di ricordare che è proprio la suddetta gggééénte (ovvero noi tutti) che liberamente decide di accedere ai cosiddetti “social” (determinandone successo e ricchezza), raccontandovi pensieri, ambizioni, progetti e – non di rado – fatti privati che difficilmente riuscirebbero a generare interesse negli stessi parenti entro il primo grado dell’auto-dichiarante.
No, per gli odiosi tutori del povero cretino, secoli di filosofia ed evoluzione socio-culturale per affermare il primato del libero arbitrio (unico tangibile elemento che distingue la specie umana dagli altri animali, mossi da istinti primitivi e prevedibili) si disciolgono di fronte alla necessità di privilegiare chi – del libero arbitrio – mostra di non saper fare uso.
E chi invece manifesta la propria capacità di fare, costruire, ergersi ad invidiabile modello, inducendo anche i più tignosi detrattori a fare uso delle sue invenzioni, quello è in questo mondo inverso il “mostro” da combattere.
Questa falsa, vile, umiliante predilezione per il sottomesso e l’intellettualmente meno abbiente, si cela oggigiorno dietro la dittatura del politicamente corretto, per cui non puoi più dire – se ti capita di incontrarne qualcuno, e posto che l’appartenere ad una categoria di specie non ti esime dal rischio di essere un incapace – che un non caucasico, una donna o un diversamente trombante sia poco intelligente, perché vieni immediatamente bollato come razzista, sessista, omofobo, nell’assoluta incuranza dell’effettiva altrui, comprovata, idiozia.
Ed allo stesso modo non puoi sostenere che ciascuno debba essere responsabile delle proprie scelte, perché significa che non hai a cuore la fortuna del disagiato mentale.
E così si afferma l’industria della carità pelosa, del solidarismo di facciata. Assurge a tavola della legge il mantra della politica che dovrebbe essere conformata sempre e solo “a tutela degli ultimi”.
Come se mai un “ultimo”, assistito e schiavizzato con prebende pubbliche, sia stato in grado di affrancarsi dalla sua condizione subordinata per scrivere nuove ed autonome pagine della propria esistenza sulla scorta di una insospettata nuova capacità.
Come se non fosse sufficientemente acclarato che le politiche di successo sono sempre state quelle che – favorendo la più libera espressione delle abilità dei primi, dei secondi e dei terzi – hanno permesso la crescita anche degli ultimi, compresi i cretini di cui qui si tratta.
E non venite ora a raccontarmi la bolsa storiella della circonvenzione d’incapace (uno dei reati più idioti e falsi previsti dal codice penale), perché è esattamente qui che vi volevo condurre.
Già, perché se uno che non sa scegliere e discernere, al punto da rimanere in totale balia dei condizionamenti altrui, necessita di tutela e assistenza (e solitamente sperpero di denaro pubblico, ovvero i soldi delle tasse di noi tutti) proprio perché incapace, allora va ufficialmente “bollinato” come tale.
Perché se rientri tra i casi umani bisognosi di difesa che manco il panda del WWF, allora – caro il mio sfigato – sia chiaro che la tua condizione di minorità deve essere acclarata per difendere, oltre a te, anche la società che ti circonda.
Quindi – in cambio della pubblica assistenza e tutela – ti deve essere anzitutto tolta la patria potestà (se sei scemo, che affidamento si può dare alla tua capacità educativa?) e ti devono essere revocati tutti i diritti civili, a partire da quello di voto.
Se sei così poco strutturato da farti condizionare dai “santoni” di un social al quale tu stesso hai spontaneamente deciso di accedere, come onestamente si può pensare che ti sia affidata la scelta di un governo che dovrebbe garantire lo sviluppo di tutta la società?
Il suffragio universale, altro che i “social”, é il vero strumento di sfruttamento dell’idiota a fini di parte. E l’Italia di questi anni ne è la più plastica dimostrazione.
Torno quindi a rinverdire una mia già argomentata proposta: per accedere alla cabina elettorale, bisogna rispondere correttamente ad almeno 6 domande (a tripla opzione di risposta) su 10, secondo il sistema già in uso nell’esame teorico per il conseguimento delle patenti. A disposizione di tutti, perché a nessuno sia preclusa la possibilità di prepararsi, deve essere accessibile un libricino con 100 semplici domande su formazione, funzionamento e compiti delle principali istituzioni, tra le quali sarà estratta la scheda con i 10 quesiti per ogni aspirante elettore.
E se, nonostante la possibilità di formarti, non ci arrivi, beh allora non voti, e ti adegui alle scelte compiute da chi mostra di saperne più di te, di fronte al quale ti levi il cappello ed abbozzi un ossequioso inchino.
E stai muto.