La “nuova Roma” mussolinana quale volto avrebbe avuto? Una risposta, parziale ma importante, la offre la bella mostra “Giuseppe Terragni a Roma”, aperta nella capitale sino al 16 settembre negli spazi della Casa dell’Architettura (piazza Fanti, 47). I progetti in esposizione ricostruiscono la complessa figura di Terragni, nel suo tentativo di intrecciare  il linguaggio Razionale con le linee culturali del regime.

L’iniziativa narra anche il fruttuoso rapporto tra il grande architetto comasco e i sui collaboratori, in particolare gli artisti (Marcello Nizzoli, Mario Radice e Mario Sironi), che hanno avuto un ruolo essenziale nell’elaborazione dei progetti architettonici. Sottotraccia invece rimane il rapporto forte tra Terragni e il suo team con Giuseppe Bottai e Alessandro Pavolini. Una pecca voluta ed inutile…

Interessante la scelta espositiva: Per ogni progetto — compreso l’avveniristico palazzo del Littorio mai costruito a causa degli eventi bellici —  è stato realizzato un modello digitale e un video partendo dai grafici originali e dalle foto d’epoca dei plastici di concorso. Il modello ne illustra la spazialità interna e il suo inserimento foto-realistico nel contesto urbano, rilevando l’efficacia delle scelte compositive e materiche impiegate all’epoca.

Sedi collegate della retrospettiva sono l’Archivio Centrale dello Stato e l’Archivio Capitolino, dove è possibile consultare il materiale originale dei progetti per il Palazzo dei Congressi e la Mostra della Rivoluzione Fascista (ACS) e del Danteum (AC).

Il materiale esposto è stato messo a disposizione da numerosi archivi, tra cui: Archivio Centrale dello Stato, Archivio Capitolino, Archivio Cattaneo, Mart di Trento e Rovereto, Csac di Parma, Fondazione Giuseppe Terragni, Archivio Mario Sironi, Archivio Andrea Sironi-Straußwald, Fondo Giorgio Ciucci. Gran parte di questo materiale risulta inedito se non completamente sconosciuto.