Sin dal primo Ottocento l’Egitto ambisce a diventare una potenza navale. Con alterne fortune. La flotta di Mohammed Alì, alleato del sultano di Costantinopoli,  venne annientata nella battaglia di Navarino dagli anglo-franco-russi durante la guerra d’indipendenza ellenica e i suoi coronati successori non riuscirono a ricostruire uno strumento navale serio. Le ultime illusioni vennero spazzate dagli inglesi nel 1882. Seguì una lunga pausa durata sino agli anni ’50 quando Nasser riorganizzò le forze armate egiziane e ricostruì — con naviglio già britannico e poi sovietico — un primo nucleo impiegato ripetutamente (e con qualche successo) nelle guerre con Israele.   Dopo gli accordi di camp David a fine Settanta Sadat e poi Mubarak dedicarono poca attenzione alla marina che si ridusse a una forza litoranea rafforzata da qualche vecchia unità d’altura. Poca roba per contare in un “Mediterraneo allargato” sempre più inquieto. Da qui la decisione del presidente Al Sisi di rinnovare e potenziare la flotta rivolgendosi inizialmente alla Francia che ha fornito nel 2014 quattro corvette Gowind 2500 per circa 1 miliardo di euro, con una, El Fateh (971) costruita a Lorient e le altre tre ad Alessandria. Sempre Parigi ha venduto al Cairo nel 2015 una fregata Fremm e le due unità da assalto anfibio tipo Mistral destinate originariamente alla Marina Russa.

Ora il Cairo sta considerando l’acquisto di due fregate Meko A200 dalla tedesca ThyssenKrupp Marine Systems (TKMS) mentre le trattative con il francese Naval Group per l’acquisizione di due ulteriori corvette tipo Gowind segnano il passo sulla questione dei costi. L’accordo con i cantieri tedeschi (oggi in grave crisi) avrebbe un valore complessivo di circa un miliardo di euro. Resta il problema dell’armamento. Secondo Analisi Difesa l’Egitto vorrebbe imbarcare il sistema missilistico di difesa aerea italo-francese PAAMS basato sul missile MBDA Aster 30 ma Parigi pare disposta a venderlo solo se imbarcato su navi italiane o francesi.

Probabile quindi che l’Egitto sia costretto a trovare missili alternativi come il sudafricano Denel Umkhonto imbarcato sulle fregate MEKO 200 sudafricane e algerine.