Taiwan è l’unico Paese asiatico a condannare in modo netto la legge sulla sicurezza per Hong Kong voluta da Pechino. Il provvedimento è stato approvato dall’Assemblea nazionale del popolo, il parlamento cinese. La nuova legge punisce gli “atti” e le “attività” che mettono in serio pericolo la sicurezza nazionale. Gli abitanti di Hong Kong potranno essere arrestati per sovversione, secessione, terrorismo e collaborazione con forze straniere che interferiscono negli affari della città.

In risposta, la presidente taiwanese Tsai Ing-wen ha annunciato che entro questa settimana il suo esecutivo metterà a punto un meccanismo per offrire assistenza umanitaria ai cittadini di Hong Kong che intendono chiedere asilo nell’isola.

A loro volta Giappone e Corea del Sud si sono detti preoccupati dagli sviluppi a Hong Kong ma a differenza di Taipei non hanno assunto alcuna iniziativa concreta. Tokyo ha dichiarato che monitorerà la situazione, dato che considera Hong Kong un “partner estremamente importante”. Per il ministero degli Esteri nipponico, la città deve mantenere le proprie libertà come previsto dal principio “un Paese, due sistemi”. La diplomazia sudcoreana si è espressa negli stessi termini dei giapponesi.

La Cina è il primo partner commerciale di Giappone e Corea del Sud: per diversi osservatori questo spiega l’atteggiamento cauto dei due Paesi, che si trovano nel mezzo del conflitto tra Pechino e Washington, il loro alleato storico. Gli Stati Uniti stanno valutando se cancellare le preferenze commerciali accordate a Hong Kong. Per le implicazioni internazionali della nuova legge cinese sulla sicurezza, l’amministrazione Trump ha chiesto la convocazione del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Uniti, che la Cina respinge.

Nessuna reazione ufficiale finora da parte dell’India, malgrado le sue Forze armate siano impegnate da oltre tre settimane in schermaglie con l’esercito cinese lungo il confine himalayano, e dell’Associazione dei Paesi del sud-est asiatico.

 

Fonte AsiaNews