Un nuovo libro di Pierluigi Arcidiacono, che racconta ancora storie di Milano; In verità il “lancio” avverrà a ottobre, con una presentazione ufficiale nel Capoluogo lombardo; noi di Destra.it, però, abbiamo avuto l’opportunità di partecipare a una serata in anteprima, dove una cinquantina di ospiti sono stati invitati dal dottor Momcilo Jankovic, che (citiamo dalle pagine del libro) nel: «2010 ha ricevuto l’Ambrogino d’Oro dalla Città di Milano con la seguente motivazione: “Tanti bambini sono diventati adulti grazie a lui”. Nel 2017, ha ricevuto il premio “Giovannino d’Oro”, dal Comune di Monza. Jankovic ha ricoperto (sino al 2016) il ruolo di Responsabie del Day-Hospital del Reparto di Ematologia Pediatrica presso l’Ospedale San Gerardo di Monza». L’incontro si è svolto presso “Libri e Libri”, in via Italia a Monza, ed erano presenti altri protagonisti delle pagine in cui l’Autore cerca di raccontare le atmosfere di una Milano che non c’è più. Titolo di questo nuovo lavoro di Arcidiacono (che, a noi per primi, ha svelato qualcosa): MILANO Atmosfere ’60 ’70 ’80

Chi sono i personaggi che raccontano le loro storie in questo libro?

Il libro è stato voluto da Ferruccio Incontrera, uomo sensibile e gentile che fa parte dell’alta società milanese. In primis, Momcilo Jankovic, medico che ha debellato la Leucemia infantile; per lo Sport c’è Paolo Taveggia (artefice delle vittorie del Milan di Arrigo Sacchi, ma non solo, protagonista anche della storia televisiva di Canale 5); per la Finanza Angelo Testori; il Giudice Ferdinando Pomarici; per l’università Tuminelli; per l’Arte Sergio Fornasetti; il regista Vilfredo Agnese, che è stato Vicedirettore di RAI 3, un uomo affascinante, che da giovane ha vissuto anche per un periodo con i Pigmei… Infine: Gaetano Morazzoni, milanese (anzi “Ambrosiano”, come dice lui) uomo importante della Democrazia Cristiana negli Anni Sessanta e Settanta.

Cosa avvicina questo gruppo di persone?

Sono milanesi, amici autentici, e in gioventù avevano una grande passione: il calcio, ma quello giocato. In una settimana potevano scendere in campo anche per cinque o sei partite. Sono l’esempio di una Milano che non c’è più, laboriosa, accogliente (ma accogliente davvero…); che poteva creare dal nulla o da poco; una Milano che aveva una “connotazione sociale”. Questa loro passione gli ha permesso di attraversare anche anni difficili, rimanendo ai margini.

E a proposito di sociale, considerando gli anni cui si riferiscono i racconti, quali erano le loro differenze?

Sul campo di gioco non esistevano differenze. Niente ricco e niente povero; anche i meno benestanti andavano a giocare a Imbersago nella villa dei Moratti. Al di là di ciò, per capire il legame di questi ragazzi, c’è un episodio toccante, che riguarda Pomarici: la Digos gli aveva segnalato che era nel mirino delle “Brigate Rosse”. Il Giudice non voleva coinvolgere gli amici in questo rischio e si sarebbe ritirato dal gioco. Quando, però, riferì la faccenda ai compagni di squadra negli spogliatoi, vi fu un solo istante di silenzio, ma, poi, tutti, dissero che volevano che rimanesse a giocare… Avrebbero rischiato tutti insieme.
Giocando a calcio Pomarici non aveva orari abitudinari e nel mirino dei terrorirti finì, così, uno dei suoi migliori amici: Alessandrini.
Vilfredo Agnese non era benestante, ma venne praticamente “adottato” da quel gruppo e legò particolarmente con Gianmarco Moratti.

Altri nomi importanti che emergono, anche se non direttamente coinvolti?

Incontrera, che ha voluto il libro ha conosciuto tutta “la società” di un tempo. Nella sua vita è stata importante la sorella minore: Patrizia; una seconda mamma. Annabella Incontrera, l’altra sua sorella, era una attrice, considerata una delle donne più affascinanti del mondo, amica intima di Sophia Loren. Con Ira von Fürstenberg, Incontrera, ha avuto una relazione. Agnelli lo ha conosciuto a Saint Moritz… “Chicco” Agnese ha lavorato con Minoli, Minà, Celentano, De Niro… Vi dovrei leggere il libro intero; si pensi solo ai nomi legati a Paolo Taveggia, da Silvio Berlusconi a van Basten…

Avendo lei avuto dei rapporti diretti con Massimo Moratti, ha scoperto qualcosa sulla famiglia che prima non conosceva?

Sì, il forte impegno di Gianmarco Moratti e di sua moglie Letizia nel confronti del centro di Vincenzo Muccioli: San Patrignano. Non era una faccenda sconosciuta, ma a me era sfuggita. Per quanto riguarda le loro sfide calcistiche pare che a Imbersago, nella loro villa, le partite finissero solo quando pareggiavano: una vecchia teoria del calcio milanese dove comanda sempre il “Padrun de la bala”, anche in strada e all’oratorio…

Cosa l’ha colpita di più?

La dolcezza delle parole di Angelo Testori, un uomo che si è occupato di Finanza, abituato a viaggiare in aereo quasi quotidianamente, così, come noi prendiamo la metropolitana; eppure, nel descrivere la sua amicizia con Pontello mi ha commosso. Un uomo come lui per noi mediocri (mi ci metto anch’io in questo caso) è freddo, distaccato. Non è così. È proprio vero che, ogni tanto, prima di parlare, bisognerebbe sciacquarsi la bocca con il sapone.

Una “chicca” su Berlusconi?

Ad ascoltare il racconto di Paolo Taveggia su come sia nato Canale 5 c’è solo da togliersi il cappello davanti a una straordinaria e fantasiosa capacità imprenditoriale; ma dovete leggerlo sul libro; veramente, più racconto e più vi rovino il gusto.

Un’ultima domanda: ascoltando questo gruppo si è ricordato anche lei certe atmosfere?

Sì, certo. Specialmente narrando della nebbia. Anch’io mi nascondevo al suo interno per baciarmi con una ragazzina; anch’io mi sono perso in centro (in vie che conoscevo benissimo) quando era fitta. Anch’io ho assistito (si fa per dire) a partite dell’Inter in cui i difensori non vedevano i propri attaccanti, figuriamoci noi tifosi ai “Popolari”.

Con chi ha legato maggiormente?

Ma non era l’ultima? (Ride)… Sicuramente con Sergio Fornasetti, lui è un Artista vero. Chiarisco: è un Artista, non fa l’Artista. Non passa una giornata senza che ascolti almeno due ore di musica.