L’Austria ha un governo di centro-destra, sorretto da una coalizione tra l’Övp (Partito popolare) e l’Fpö (Partito della destra nazionalista). La lista dei ministri e dei sottosegretari è stata presentata in una sala panoramica sul Kahlenberg. La scelta del luogo è significativa: proprio da questa altura nel 1683 il re polacco Giovanni III Sobieski radunò le sue truppe per scagliarle contro i turchi che assediavano Vienna.

Interessante l’attribuzione dei ministeri. Cancelliere e vicecancelliere saranno, naturalmente, i leader dei due partiti: Sebastian Kurz e Heinz-Christian Strache, l’uomo che ha portato i nazionalisti del’Fpö al 27%. Esteri, Difesa e Interni – i cosiddetti “ministeri della sicurezza” – saranno tutti in mano all’Fpö. In pratica la cabina di regia di tutti i servizi di intelligence (della Difesa e degli Interni, nonché l’Ufficio federale antiterrorismo) e il cuore della lotta all’immigrazione clandestina.

Un pacchetto pesante. In cambio Kurz ha preteso — anche in vista del semestre di presidenza austriaca dell’Ue — che l’agenda europea fosse inclusa nelle competenze della cancelleria.

Applausi dai leader dei partiti euroscettici, riuniti a Praga per un convegno. Marine Le Pen ha salutato la svolta austriaca,  come una “ottima notizia per l’Europa”. L’ingresso in un esecutivo europeo di un “partito fratello” è un segnale importante, ha aggiunto l’olandese Wilders, perché finalmente il populismo “viene preso sul serio”.