In occasione della campagna elettorale a sindaco di Colleferro, Silvano Moffa, storica figura della destra laziale, ha fatto sua l’idea-slogan dell’ “Ambientalismo ragionevole”, volendo – con questo – affermare, “da destra”, l’idea di una politica di tutela/riqualificazione dell’ambiente molto “concreta”, giocata cioè sugli interessi reali della gente, sulla riqualificazione urbana, sulla lotta all’ inquinamento industriale, sulla soluzione delle questioni relative ai rifiuti.

L’idea/slogan non è nuova, ma val la pena di riprenderla e sottolinearla, quale esempio, magari da imitare, di un ambientalismo non-ideologico, realmente attento al rapporto uomo-ambiente, piuttosto che alle estremizzazioni di un ecologismo radicale ed irrazionale.

E’ stato Patrick Moore, esponente di punta del movimento Greenpeace, a pubblicare, qualche anno fa, un libro, intitolato “L’ambientalista ragionevole”, con il quale stigmatizzava la sua frattura dal movimento ambientalista che aveva contribuito a fondare, nel 1971, denunciandone la deriva “antiscientifica” e “antitecnologica” e delineando l’idea di un approccio razionale all’ambientalismo, fondato sulla ricerca scientifica.

Al di là degli orientamenti dello stesso Moore, che ora si dichiara favorevole all’energia nucleare (in grado di sostituire l’utilizzo dei carburanti fossili e di permetterci quindi di eliminare alla radice il problema dell’inquinamento) e ai cibi geneticamente modificati (perché permettono di non utilizzare più i pesticidi che sono i reali nemici dell’ambiente e della nostra salute , aiutando lo sviluppo delle popolazioni tra le quali ancora oggi si muore di fame), l’idea di un “ambientalismo ragionevole”, su basi scientifiche, è, oggi, una necessità delle società postindustriali.

Ed è anche una sfida culturale inderogabile tra chi vede nell’uomo un problema “ambientale”, cioè un essere capace solo di distruggere, e chi lavora per ridurre l’impatto delle nostre azioni sull’ambiente, senza dimenticarsi però delle nostre esigenze di vita e di sopravvivenza.

Al contrario – dice Moore – “Gli esseri umani sono parte della natura, sono una parte bella e positiva della natura”. Importante è comprenderne il valore – aggiungiamo noi – ed i confini reali, insieme alla difesa delle specificità culturali dei popoli.

La “ragionevolezza” – in fondo – sta tutta qui, nel bilanciamento tra valori spirituali ed esigenze di vita e di sviluppo delle comunità, tra protezionismo e intervento antropico: una battaglia non facile, ma essenziale, se si vuole evitare di lasciare l’ecologia in balia delle strumentalizzazioni ideologiche e del facile sensazionalismo. Una battaglia che vale la pena di fare, magari a partire dalle realtà locali, per riaffermare un’idea “altra” della tutela ambientale, meno “di bandiera” e più attenta alle concrete esigenze della gente.