Se ne è andato in punta di piedi, circondato dall’affetto amorevole di Donna Lucia che gli è stata sempre accanto. Se ne è andato così, Giulio Maceratini. In una notte di Luglio. Lo avevo sentito qualche settimana fa a telefono. La sua voce, rotta dall’emozione, ma ancora ferma. Nonostante la sofferenza di una malattia che ne aveva limitato l’agire. L’agire, appunto. Perché Maceratini non è stato soltanto un uomo politico di altri tempi, con il carico di passioni e idealità che ne forgiava il carattere. E’ stato qualcosa di più. Il politico, il parlamentare (lo è stato sia alla Camera che al Senato, come nel Parlamento europeo), l’avvocato (ha difeso decine di giovani di destra nei periodi più tetri degli anni di piombo), che non aveva mai perso il gusto e la passione di sentirsi militante. Uomo d’azione, dunque. E, insieme, profondamente attaccato alla nostra comunità politica.
Con Pino Rauti e Paolo Andriani, aveva frequentato Julius Evola, il filosofo, lo studioso della storia delle civiltà, l’indagatore attento e profondo della storia dell’umanità, il teorico che ebbe a chiarire la dialettica storica, basata sull’eterna lotta fra gli opposti principii della Tradizione e della Sovversione, il tenace difensore di ogni forma di spiritualità in cui riscattare il declino che attanaglia l’uomo moderno, annullato nell’edonismo, nel materialismo, nell’individualismo.
Da quelle lezioni, Maceratini trasse sempre lo spunto – e con lui, una intera generazione di giovani dall’ardente fede nazionalpopolare – per irrorare di solidi riferimenti culturali stagioni politiche complesse e mutevoli.
Fu con Rauti, nel Movimento Sociale Italiano, dopo averlo seguito nell’esperienza del Centro studi di Ordine Nuovo. Un sodalizio che si rinnoverà negli anni attraverso innumerevoli iniziative editoriali. Negli anni Settanta e Ottanta, a destra, le riviste pullulavano e, a via degli Scipioni, nel cuore di Roma, ci si incontrava la sera e si andava avanti fino a notte tarda per discutere e mettere a punto iniziative, giornali, e curare nel dettaglio la componente culturale e politica nata all’interno del partito.
Nei giorni bui della Repubblica, sotto l’incalzare del terrorismo e nei momenti più aspri della lotta politica, Maceratini si rivelò una guida insostituibile per tanti militanti, il difensore più solerte ed efficace nelle centinaia di processi “politici” di quegli anni turbolenti. La sua sapienza giuridica e il rispetto che, sia nei Tribunali sia nell’agone politico, gli mostravano anche gli avversari più accesi, erano frutto di un carattere fermo, mai domo, sempre pronto al confronto aperto, leale, irrobustito da una dialettica, la sua, che poggiava su solide, inattaccabili argomentazioni.
Nei congressi di partito, il suo ruolo era essenziale. I congressi, appunto. Quando la politica si praticava nelle sezioni, nei circoli, nelle federazioni. E le correnti servivano ad elaborare tesi, idee, progetti. In un confronto interno serrato, spesso conflittuale. E dal confronto delle idee fuoriuscivano le linee di fondo lungo cui tessere la tela del consenso e l’azione di penetrazione nella società.
Giulio, fra tutti, era quello che più di ogni altro conosceva l’arte della mediazione. Che non era mai cedevolezza. Bensì capacità di assumere una sintesi superiore entro cui arginare e governare il confronto, sublimandolo, in sostanza.
Amava il partito e la sua comunità, con spirito alieno da ogni forma di interesse spicciolo e particolare, Giulio. Un amore, una passione e una dedizione che lo portarono a guidare il gruppo parlamentare del Senato con irreprensibile capacità e sicurezza. Un attaccamento al partito che, più tardi, dopo la segreteria del Msi di Pino Rauti, conquistata dopo una lunga marcia e ben tre congressi nazionali, lo porterà a sostenere Gianfranco Fini, che di Rauti e di Maceratini era stato oppositore, quando il Comitato Centrale decise di affidare al giovane erede di Almirante le sorti della destra.
Poi, arrivò l’ora di Alleanza Nazionale. Lo strappo con Rauti. Doloroso. Militanti che abbandonarono, cercando altri spazi. Una ferita profonda. Che Maceratini cercò di rendere meno dolorosa, impegnandosi con tutte le sue forze e il carisma che non gli mancava a mantenere intatto nel nuovo soggetto politico il nucleo di tesi e idee che ne avevano punteggiato il percorso.
Ci ha lasciato in punta di piedi, Giulio Maceratini. In una calda notte di Luglio. E noi lo piangiamo dal profondo del cuore. Egli lascia tracce indelebili nella storia della destra italiana. Tracce di una vita consumata per servire una Idea, una Comunità, una Nazione. Onore a Giulio Maceratini.