In Macedonia bandiere a mezz’asta per la morte di 8 poliziotti in uno scontro armato a Kumanovo, nel nord del paese al confine con Serbia e Kosovo. Il blitz, iniziato sabato all’alba e proseguito fino al primo pomeriggio di oggi, ha visto le forze dell’ordine macedoni impegnate contro «un gruppo terroristico venuto dal Kosovo». Secondo quanto indicato dal portavoce del ministero degli Interni, Ivo Kotevski, sono stati oltre 30 gli arresti nell’azione, che ha fatto anche 14 morti tra i terroristi e 37 feriti tra gli agenti. L’attacco – che ha fatto 22 morti in tutto – fa risalire la tensione in Macedonia, suscitando le preoccupazioni dei paesi della regione.

Le autorità di Skopje hanno accusato formazioni della guerriglia albanese provenienti dal vicino Kosovo di essere responsabili dell’attacco. Cosa questa confermata da un documento diffuso dai media macedoni, col quale gruppi estremisti dell’indipendentismo albanese, compreso l’Esercito di liberazione del Kosovo (Uck) protagonista del conflitto armato con la Serbia a fine anni novanta, hanno parlato di «inizio» di una offensiva per l’instaurazione della «Repubblica di Illiria». «La guerra vera e propria, hanno detto, comincerà il 12 maggio». Due milioni circa di abitanti della Macedonia — il 25 per cento della popolazione — sono di etnia albanese.

Oggi il governo di Belgrado ha deciso il rafforzamento della presenza militare sul confine macedone e sta valutando la creazione di un «corpo separato per coordinare l’azione di tutte le strutture e forze di sicurezza nella zona». Tra sabato e domenica, 450 persone hanno lasciato la Macedonia per raggiungere la Serbia – ha detto il direttore della polizia serba Milorad Veljovi, all’agenzia belgradese Tanjug – ma per ora non c’è rischio di un’esportazione del conflitto in Serbia.