Sempre più intricata la situazione nella repubblica di Macedonia dopo l’attacco dei terroristi albanesi e, soprattutto, lo scandalo delle intercettazioni telefoniche che coinvolge direttamente il governo di Nikola Gruevski.  Da metà febbraio il leader dell’opposizione, il socialdemocratico Zoran Zaev, pubblica ogni settimana intercettazioni telefoniche riguardanti il governo. «Bombe», le definisce lui, che fanno luce su diversi casi di corruzione e abuso di potere di cui l’esecutivo Gruevski sarebbe responsabile. La 29.a «bomba», svelata la scorsa settimana, ha dato il via alle proteste di massa. Secondo quanto emerso dall’intercettazione, alcuni membri della squadra di governo avrebbero cercato d’insabbiare la morte di un dimostrante ucciso dalla polizia nel 2011. Dal 5 maggio, migliaia di macedoni si ritrovano quindi ogni giorno alle 18 davanti al palazzo del governo, reclamandone dimissioni.

A peggiorare ulteriormente la situazione è giunto l’ultimatum dell’Occidente. Il governo di Skopje — filo-russo e conservatore —non avrà più alcun appoggio dall’Ovest se non modifica subito la propria politica di 180 gradi. È questo il senso del messaggio inviato lunedì dall’ambasciatore americano a Skopje, Jess Baily, che – dopo un incontro con Gruevski – ha letto un comunicato congiunto firmato tra gli altri anche da Italia, Francia, Regno Unito e Ue. Per gli analisti si tratta di violazione bella e buona della sovranità nazionale della piccola repubblica balcanica, ma a nessuno sembra importare.

Intanto il governo si concentra sui fatti di Kumanovo. A quanto riferito dal ministero degli Interni, gli agenti si sarebbero imbattuti in oltre 40 «terroristi albanesi islamici» il cui obiettivo era «destabilizzare la Macedonia». Dopo i fatti di Kumanovo – 22 in tutto i morti, di cui come detto 8 poliziotti – l’esecutivo  sta cercando di recuperare consenso, sottolineando proprio la riuscita dell’operazione «antiterroristica» e l’eroismo delle forze dell’ordine. Manifestazioni  filo-governative si sono tenute in 23 città della Macedonia,  in ricordo dei militi caduti.

Nel frattempo il premier ha  iniziato le prime purghe: Sasho Mijalkov, capo dei servizi segreti e cugino del primo ministro, ha indirizzato a Gruevski una lettera in cui ha presentato le dimissioni «per aiutare a risolvere la crisi politica creata dall’opposizione». Due ministri, quello dell’Interno Gordana Jankuloska e quello dei Trasporti Mile Janakleski, sono stati invece sostituiti.