I quotidiani italiani nella loro cronica, servile esterofilia si rincorrono in questi giorni sul tema elettorale in una giostra di analisi più o meno dotte, il più delle volte banali ed ovvie, come quelle, ad esempio, del sempiterno Sergio Romano.

In questo pullulare di interventi, rivolti anche a sfuggire dalla mortificante e desolante “morta gora” italiana, denunziata da Polito ed arricchita delle chilometriche interviste astratte e generiche di Berlusconi, autentici sermoni, meritano spazio ed attenzione due articoli di Stenio Solinas e Francesco Perfetti, su cui i politici leghisti e delle destre dovrebbero riflettere, così da evitare ulteriori sbandamenti e da misurare il loro tasso di presenza presso l’elettorato.

Solinas, in verità, si interessa della meschina figura fatta da Manuel Valls, l’ex primo ministro dell’ultimo governo, respinto dal movimento En Marche!, ma dalla vicenda , come raramente accade, si può trarre una lezione morale sui trasformismi tanto abbondanti in Italia e sul tramonto inevitabile, scontato e meritato del partito socialista, assorbito con risultati devastanti nel calderone berlusconiano.

Ormai il socialismo – osserva Solinas – il socialismo ha perduto le linee somatiche tipiche, assumendo quelle radical – chic di una “sinistra borghese e elitaria dei diritti individuali, dal matrimonio per tutti alla legalizzazione della cannabis, e di un’Europa sostanzialmente commerciale”, cara cioè tanto a Berlusconi ed ai suoi liberisti quanto al suo sodale Renzi, uomo dei poteri forti.

Per Solinas esiste, solida e radicata, una “Francia profonda, reale e sociale”, che agli occhi dei funzionari di partito senza credo e senza identità, come sono in Oltralpe i socialisti e da noi i renziani, non appare moderna, non è moderna.

In Italia purtroppo il quadro è profondamente diverso perché le forze contrarie alla sinistra o si sono adeguate, come i berlusconiani (vedi il loro silenzio sull’ennesimo caso riguardante la Boschi), o si sono perdute in battaglie donchisciottesche infelici e tanto deludenti da portare alla disperazione elettori in aree normalmente vicine, vedi l’eloquente affluenza, la maggiore in Italia, nel Meridione alle primarie dal risultato scontato.

L’esito del referendum è forse l’ultima speranza, da conservare e da tesaurizzare ma non musealizzare, dietro la quale il buio è davvero totale e allucinante.

La chiusura dell’articolo dovrebbe servire da bandiera non a Berlusconi ma ai leghisti e alle destre : “barattare il popolo con il potere non porta fortuna”.

Nel contributo del collega Perfetti, ricco di centrate citazioni storiografiche, equilibrate e misurate a differenza di quelle acrimoniose ed aprioristiche, adoperate nei confronti dell’indifeso Movimento Sociale, che sul piano culturale non aveva saputo trovare persona diversa da Armando Plebe, condotto persino a Palazzo Madama, coglie, lodandola, la svolta di Marine Le Pen con la sua proposta di “un partito dei patrioti”, laico, aperto all’apporto dei tradizionalisti e dei monarchici, dotato di una visione “nazionalistica” della storia e fedele al principio dell’”interesse nazionale”.

Non si riesce proprio a capire di fronte a questi principî di destra, così decisamente ribaditi, cosa “c’azzecchino” non tanto i leghisti (Zaia ed ora Maroni), onestamente e francamente federalisti e regionalisti quanto Salvini, alla ricerca del cammino da compiere negli anni remoti della sua maturità.