C’è una cosa che farò in futuro: quella di guardare attentamente sugli scaffali del supermercato. Nel settore pasta. E appena possibile acquisterò la pasta Barilla. Non perché sia un esperto di qualità e prezzi. Tutt’altro, perché in qualche modo devo premiare una persona che, a differenza della massa, dice quello che pensa. Invece, la massa, (a volte) pensa ma non dice. O dice quel che dicono gli altri. A patto che gli altri siano in tanti, gli altri in pochi si snobbano. Un atteggiamento che una volta sarebbe stato chiamato viltà. Oggi si dice politically correct, o come diavolo si scrive.

Barilla si è limitato a dire che i suoi spot pubblicitari, quelli della famiglia felice fatta di mamma, papà e bimbi sorridenti, non potranno subire una mutazione e prevedere papà, papà e bimbi felici. O mamma, mamma e bimbi felici. O papà (che fa la mamma), mamma (che fa il papà) e bimbi felici. In TV sarà come la prevede la natura. E come non la prevedono – nella loro testa pericolante – la maggioranza di tutti quei sepolcri imbiancati che, per darsi un tono sui giornali e disquisire con i fessi che li frequentano davanti all’aperitivo del Just Cavalli, attaccano le affermazioni di Barilla come idee razziste, fasciste e chissà che cos’altro.

Ma vi pare che un tizio (Barilla) con i propri soldi non possa scegliere come spenderli? Vi pare che gli italiani nella loro totalità siano favorevoli a propinare ai propri figli modelli di Weltanschauung come quelli vagheggiati dagli anti MulinoBianco? Comincino con i propri figli, poi vedremo.

Fanno schifo questi ipocriti. E fanno più schifo se si pensa che usano e sfruttano i gay, gli immigrati, i diseredati che difendono a chiacchere, ma nei fatti danneggiano. Li ghettizzano in categorie che, per loro natura, non possono non portare alla contrapposizione con altre realtà.

Un gay dovrebbe essere considerato solo un cittadino come un altro, che vive la sua vita. Una vita, fra l’altro, spesso non semplice. A dispetto di come cianciano questi idioti, sono persone che devono quotidianamente combattere contri i risolini e gli sguardi di commiserazione.

Ma loro no, gli idioti vogliono imporre un modello che non esiste: quello della famiglia multitutto che deve essere uguale a quella tradizionale. Una famiglia che non esisterà mai, ma che darà a loro notorietà e considerazione da parte dei tanti che, vili pure loro, faranno finta di condividere, ma se ne guarderanno bene dall’applicare i loro precetti. E non vengano a blaterare di società più evolute. Forse dal punto di vista giuridico lo saranno, ma dal punto di vista sociale no. I vicini di queste cosiddette famiglie alternative (tedeschi, francesi o svizzeri che siano) la pensano esattamente come quelli di Castellamare di Stabia o di Vipiteno.

Rileggo le mie righe, getto uno sguardo al telegiornale e mi accorgo che devo nuovamente andare al supermercato. Sento che Barilla, italiano postbellico fino in fondo, ha ritrattato. Chiede scusa ed afferma che deve studiare di più, deve prendere cognizione della presunta ”evoluzione della famiglia”.

Un armistizio, in fondo, ma un armistizio – more solito – che prevede un nuovo alleato (che era il nemico) ed un nuovo nemico (che era alleato). Infatti, riceverà una delegazione di gay e farà pace. Davanti ad uno spaghetto.

Che delusione! Corro al supermercato. Ci sarà un produttore di risotti deciso a non rendersi ridicolo e, quindi, stare zitto?