“Vorrei una riconciliazione con il popolo italiano. Ci vuole una amnistia”.  Oramai la sua arroganza non ha limiti. E’ la sfacciataggine  e, insieme il senso di impunità di chi sa che può farla sempre franca. Per il terrorista rosso Cesare Battisti è facile esternare e chiedere un “colpo di spugna”  dal suo rifugio brasiliano con la certezza di trovare ascolto in quella parte di intellighenzia che per anni in Italia, ma soprattutto in Francia, lo ha coccolato, giustificato e protetto. Condannato all’ergastolo con sentenza definitiva  per quattro omicidi, il killer dei Proletari Armati per il Comunismo dallo scorso otto giugno vive tranquillamente in Brasile da uomo libero. Il tutto grazie alla magistratura e alla Corte Costituzionale del Paese sudamericano che hanno rifiutato la richiesta di estradizione avanzata dalle autorità italiane. Prima di svernare all’ombra del Pan di Zucchero, Battisti aveva vissuto anni dorati in Francia dove era stato addirittura acclamato come scrittore di grande successo.

Tra una sigaretta e una pińa colada, nel corso di una intervista concessa nel suo buen retiro brasiliano al quotidiano francese Le Monde il terrorista dei Pac ha chiesto sostanzialmente di fare come se nulla fosse successo. Come se quelle quattro vittime innocenti barbaramente assassinate fossero un incidente della storia.  ”Mi assumo le mie responsabilità politiche e militari ma, attenzione, non ho ucciso nessuno - ha affermato Battisti che continua a disconoscere la sentenza che lo condanna all’ergastolo. -  Ero solo una ruota del carro in una delle innumerevoli organizzazioni di estrema sinistra allora in guerra con lo Stato”. Sono le autorità italiane, secondo il latitante, ”A voler far espiare i sogni ai militanti degli anni Settanta”. Quei “sogni” che lui ha vissuto con le mani insanguinate, rendendosi complice o protagonista degli omicidi  del maresciallo della polizia penitenziaria Antonio Santoro, del gioielliere milanese Pierluigi Torregiani, del macellaio Lino Sabbadin e dell’agente della Digos Andrea Campagna.

Ed è stato proprio il figlio di una delle vittime, Alberto Torregiani, figlio di Pierluigi e costretto sulla sedia a rotelle in seguito al conflitto a fuoco  in cui fu ucciso suo padre,  a commentare l’uscita del terrorista comunista: “L’unica cosa che Battisti può fare è chiedere perdono e scontare la sua pena mentre le sue richieste di amnistia e riconciliazione sono cose assurde e di poco gusto”.