Era il luglio di un anno fa e il ministro dei Trasporti, il piddino Graziano Delrio, l’ uomo che Matteo Renzi vorrebbe alla guida del partito al posto di Maurizio Martina, festeggiava. «Si tratta di un accordo storico», disse esultante ai giornalisti, «frutto di 15-16 mesi di lavoro». L’intesa raggiunta in sede europea, in realtà, era uno straordinario regalo alle società concessionarie del sistema autostradale, a quella controllata dai Benetton in particolare.

Grazie a un lavoro di 15-16 mesi, Delrio era riuscito a convincere la commissaria Ue alla concorrenza, la danese Margrethe Vestager, che l’allineamento delle concessioni non era un aiuto di Stato, ma un sistema per garantire un miglior servizio per gli italiani. Come Delrio sia riuscito a far fessa la Vestager, politica radicale e di sinistra, non è noto. Ciò che si sa è però che con quel trucchetto, con la promessa di investimenti per 10 miliardi (in principio si era parlato di 8, ma con il passare dei mesi la somma a quanto pare lievitò), Delrio ottenne di allungare le concessioni. Fino al 2030 per il gruppo Gavio, fino al 2042 per il gruppo Benetton.

Quattro anni in più rispetto a quanto stabilito in precedenza, quando Romano Prodi cedette la società Autostrade di proprietà dell’Iri a una finanziaria guidata da Gilberto Benetton. Le autostrade, insieme agli autogrill e alla catena dei supermercati, erano il bancomat dello Stato, perché ogni giorno incassavano una montagna di miliardi. Invece di liberarsi delle molte aziende che non funzionavano, curiosamente Mortadella scelse di disfarsi di quelle che guadagnavano, Autostrade per l’appunto.

TOSCANI BENETTON

La scelta fu accompagnata da svariati aumenti di pedaggio, giustificati sempre dalla necessità di rendere più moderna la rete. Poi, nel 2017, è arrivato Delrio, l’uomo dell’accordo storico e della prorogata concessione. Un regalo che qualcuno ha stimato in una ventina di miliardi.

Già, perché quattro anni di gestione in più moltiplicati per 5 miliardi, valore annuale della gestione, fanno proprio 20. Ma ci saranno 10 miliardi di investimenti, spiegò il ministro.

In realtà nessuno sa davvero quanti soldi dovessero essere investiti. Si sa invece che il monopolista dell’ asfalto (Autostrade per l’Italia gestisce 2.800 chilometri, cioè circa la metà del sistema autostradale italiano), un gruppo che da vent’ anni opera senza concorrenza e che ha la certezza di operare in tale modo per altri 24 anni pena il pagamento di una penale di decine di miliardi da parte dello Stato, in questi anni ha lesinato gli investimenti. Nel tratto autostradale ligure erano previsti lavori per 280 milioni, ma in realtà di spesi ne risultano solo 76, ossia un quarto del dovuto.

Che il ponte Morandi avesse bisogno di interventi si sapeva da un pezzo. Anzi, come risulta chiaro ora che sotto le macerie sono rimaste decine di persone, si sapeva che non era in grado di resistere al traffico, all’usura e ai calcoli sbagliati. Per questo aveva bisogno di essere sostituito e nel frattempo aveva necessità di manutenzione. Ma i Benetton se la sono presa comoda. L’inizio dei lavori era previsto per ottobre, dopo la pausa estiva.

Già, prima le vacanze. Anche perché con il passare dei tempi i pedaggi corrono.

Grazie ai generosi aumenti concessi dai governi negli ultimi sette anni i ricavi netti del sistema autostradale sono saliti del 20 per cento, tutto ciò mentre gli investimenti diminuivano. L’ultima tornata ha garantito tariffe più elevate del 2,7 per cento, che in qualche caso è arrivato anche al 5-6 per cento.

autostrade benettonAUTOSTRADE BENETTON

Ma com’ è possibile che la compagnia del casello tanto cara ai compagni di merende sia riuscita a incassare di più spendendo di meno? La risposta è semplice: nessuno ha controllato. Siamo pieni di Authority che vigilano su tutto, ombelico compreso, ma l’organismo che vigila sui trasporti non vigila sulle autostrade. Quelle di nuova concessione sì, sono di sua competenza, quelle vecchie, quelle che hanno bisogno di manutenzione, no, niente controlli.

Sulla rete telefonica o quella elettrica c’è il controllo occhiuto di specifiche agenzie, sui tg e sui giornali altrettanto: sulle strade invece c’è il disastro. L’ Anas è un carrozzone che si occupa solo di come dilapidare meglio i soldi degli italiani, tra scandali e progetti irrealizzabili. Il ministero dei Trasporti e l’autorità dormono.

Risultato, le società autostrade, concessionarie di un servizio pubblico utilizzato da milioni di italiani, un servizio che come abbiamo visto a Genova mette a repentaglio la vita delle persone, si controllano da sole. Non solo hanno il monopolio, non soltanto il servizio non è mai stato messo a gara e si è prevista un’ esclusiva cinquantennale, ma la verifica del servizio non c’ è. La strada cade a pezzi, tuttavia se il concessionario assicura che è un tavolo da biliardo, tutto finisce lì, almeno fino al prossimo incidente mortale.

Matteo Renzi, il suo partito (che è stato al governo ininterrottamente negli ultimi sette anni) e i cosiddetti padri nobili della sinistra, possono nascondersi come vogliono e possono negare fino alla morte, ma non potranno mai dire di aver fatto qualcosa per migliorare il servizio.

Anzi, hanno regalato altro tempo e altri soldi ai Benetton, senza chiedere niente in cambio e per questo portano una responsabilità politica che non possono cancellare. Non ci sarà campagna pubblicitaria di Oliviero Toscani, con i migranti o senza migranti, che potrà far dimenticare agli italiani che cosa è successo e di chi sono amici i Benetton. Finanziamenti o no, il loro cuore batte a sinistra. E guardando i regali ottenuti si capisce perché.

Ps. Dopo il disastro di Genova il governo vuole revocare la concessione al gruppo Autostrade. Capisco la voglia di reagire immediatamente di fronte alla strage, ma se fossi in Giuseppe Conte sarei più prudente. Togliendo la concessione Palazzo Chigi rischia un contenzioso di non facile soluzione e, come osserva qualcuno, potrebbe perfino capitare che alla fine sia lo Stato a dover pagare.

No, meglio multare pesantemente la società dei Benetton per gli inadempimenti contrattuali. E soprattutto meglio cambiare i controlli. Il governo vari un’agenzia per i ponti e le autostrade, affidando i controlli non ai tecnici della famiglia di Ponzano Veneto, ma a docenti indipendenti. In breve condannerà i Benetton a risarcire gli italiani, una condanna peggiore di tante minacce. United colors of Money è il solo linguaggio che comprendono anche gli imprenditori progressisti.

 

Maurizio Belpietro, La Verità 17 agosto 2018