L’Epifania si porta dietro tutte le ampollosità festaiole. Ad emergere, pressoché ogni inizio anno nuovo, sono spesso i riavvicinamenti e le ammissioni a metà di appartenenza ai casellari degli schieramenti di coalizione. Pronti, partenza, via ! Ragioniamo un attimo: qualcuno ha davvero voglia di concorrere alla solita maratona che ha già assegnato, secondo un criterio in doppia copia, i suoi pettorali ? Forse non è noia ma qualcosa che gli assomiglia. Anzi, la solita manfrina in attesa del martellamento elettorale che coincide con le prossime Elezioni Amministrative 2016, già nel pieno della bagarre e che non vede il suo inizio con i guai del Movimento 5 Stelle. Certamente, ci sono populismi e populismi: bisogna però ammettere che qui si vede solo l’impiego-organico della macchina di Grillo dal “Sistema” che si crede di combattere. E, viceversa. Figurarsi poi quando si ascolta il miscuglio imbarazzante di Salvini che confonde, in una puntata di Porta a Porta, i nazionalismi europei del ‘900, con una tipizzazione ideologica diversa e che corrisponde allo Stato Islamico. Un pot-pourri e un modo come un altro per strizzare l’occhio, se non la naturale conseguenza di qualche incontro con Mr. B e alcuni esponenti del centrismo liberale, che rivendicano un centro, qualunque esso sia. Così dicono i maligni e volente o nolente, queste sono le tre, specifichiamo ancora, diverse, tipologie “populiste” italiane. Lasciamo le bagattelle scandalistiche ed addentriamoci nel cuore del problema che rassomiglia al seguito e alle conseguenze, derivate da una diversa tendenza d’uso, impegnata nella depredazione di un qualcosa di più profondo.

Quando non te lo aspetti, la monotonia assume maggiormente una caratterizzazione precisa e una dialettica particolare, che fuga ogni dubbio su una norma per lo svolgimento di un mestiere quale è oggi l’impegno politico, e su cosa si nasconde dietro. Principalmente, quando si parla di argomenti, approfonditi solo un paio di giorni dopo aver scartato un regalo natalizio inaspettato, che ha le fattezze di un saggio agli antipodi dei miei pensieri. Ma che però, è riuscito a fugare ogni dubbio (se mai ce ne fosse stato) sulla «verità rivelata» dell’arte di argomentare. Più in dettaglio, chiamiamola con il proprio nome, un aspetto della politica liberale che ha pure un titolo: “La dimensione personale dell’argomentazione” di Roberta Martina Zagarella, edito dalla casa editrice Unipress. Un vero e proprio significativo memoriale di 220 pagine, sulla costruzione e le regole per raggiungere quanto prima, una coscienza utilitarista e dell’interesse; studiato a posta per provare, almeno in parte, ad afferrare quel criterio che è il corollario ad un’antropologia sociale: l’ossessione del narcisismo moderno, sempre più impegnato a far finta di sottrarsi alla vista, si fa per dire, persino degli addetti ai lavori della politica italiana. Ebbene, è giusto allora far sapere agli appassionati dell’abbecedario “illuminato” (questa si che è trasversalità) quale è stata L’Encyclopédie di Diderot e D’Alembert e ai maneggioni, all’oscuro della politica come professione, che è in uscita. fresco di stampa, un aggiornamento dettagliato per migliorare le proprie argomentazioni politico-liberali. E cosa non da meno, tanto per non cadere in ulteriori strafalcioni, riconoscibilissimi. Espliciti. Un kit predefinito.

Sarebbe allora più il caso di muoversi che di parlare ? Troppo difficile. Quando si confonde una cosa con un’altra, «l’animale politico» descritto da Aristotele (politikòn zôon) con altri esemplari di esseri animati che ci passano davanti agli occhi su tutte le emittenti televisive. Ripensare nuovamente il contesto della Politica, che secondo l’artifizio liberale, illustratoci perfettamente da Charles Robin (“La sinistra del capitale e dell’alta finanza”, Edizioni Controcorrente, ottobre 2015), è diventato l’alcova della valutazione dell’interesse e l’ambito in cui si vengono a creare i presupposti per un «trattamento finalmente scientifico e razionale della questione politica», non è più un’impresa ma un dovere. Giusto per provare a sciogliere, quel vincolo mendace che imprigiona la traslitterazione corretta e il senso di Eunonia («buon governo»), troppe volte in passato amplificata dalle grida del teatrino degli “sciuscià” intenti ad aprire le danze; purtroppo, mai, rifacendoci al richiamo degli usi e dei costumi tramandati. E questa è un’altra storia. Una storia che fa il paio coi tempi, ancor prima dei fatti di Colonia e del loro allargamento a macchio d’olio in mezza Europa, e, possibilmente, riuscendo ad individuare un fattore che non riguardi esclusivamente la mancanza di rispetto per le regole del Diritto degli Stati che ospitano… I quali, tra l’altro, ricordiamocelo, sono governati seguendo le regole integrate dal libero scambio e gestiti su entrambe le sponde, di governo e di opposizione, dagli organizzatori della maratona, sottratta furtivamente a Mennea.

E pensare che alcune volte, non sanno neppure di essere parte di una “rieducazione permissiva” che corrisponde alla flessibilità e alla mobilità della merce, da tempo anche umana. La noia che ci affligge è per loro un’abitudine. Una certezza, e in caso di necessità, un comodo bivacco.

 

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