Per non leggere Severgnini, sono costretto ad optare per altri quotidiani, quali “Il Giornale”. Ho letto, tra i primi, perché è il primo a presentarsi, l’ allarmato ma non allarmante editoriale di Sallusti, intitolato “Caos in Parlamento. Grillo – Napolitano. Nasce l’asse dei mestatori”.

Critiche pesanti sono rivolte all’uomo di avanspettacolo genovese, identificato per essersi “rimangiato il patto con Renzi e Berlusconi”, accodandosi al monito di Napolitano contro il patto a tre concluso con i dioscuri lombardo e toscano.

Una domanda a questo punto prioritaria: ma Salvini che fine ha fatto? Rimane sotto il balcone in attesa della presunta e agognata meta del voto, in qualunque forma presentata?

Dopo aver dimenticato lo “statista” milanese, il direttore bombarda di censure violente Napolitano, definendolo “già mestatore nel sottobosco della Repubblica (a lui dobbiamo Monti, la Fornero ed Enrico Letta)”. Di grazia – ecco l’altra omissione – il “Pierino delle Cascine” chi l’ha voluto e chiamato solo le grandi banche e l’empireo confindustriale?

A Sallusti comunque sfugge poi un aspetto saliente della vicenda. Il comico genovese ha avuto sentore che fortissimo è il malcontento sulla nuova legge elettorale, in cui la volontà popolare è circoscritta a termini minimali con naturale e scontata lievitazione dell’astensionismo. Propugna allora l’introduzione del voto “disgiunto” e quindi della preferenza.

Due obiettivi che i due egolatri Berlusconi e Renzi aborrono e che i cittadini all’opposto desiderano ed auspicano.

Il foglio della casa del Biscione, preoccupata ancora della sorte e del trono del ragazzo di Pontassieve, arriva ad accusare, come si trattasse di manovra contraria all’ex presidente del Milan Calcio, Napolitano, Prodi e gli ex dem di tentativi per la rinascita del nuovo Ulivo e per un asse tra Pisapia e bersaniani.

Ma il dissenso, qualsiasi dissenso, è maledetto e va contrastato con i metodi usati da Berlusconi contro i suoi “alleati”, in realtà reputati  solo vassalli ubbidienti e arrendevoli. Ora è teso alla designazione in seggi sicuri di fedelissimi, come l’ormai disoccupato settantreenne Galliani, e di nuovi, selezionati con i suoi sistemi del tutto fallimentari, vedi l’ultimo episodio romano di tal Marchini.

Comunque sono da attendere nelle amministrative i risultati del primo turno e soprattutto dei ballottaggi. Sono ritenuti possibili risultati positivi del centro – destra compatto e non disarticolato, come ha imposto Berlusconi per calcoli personali, in campo politico. L’esito dovrebbe essere confortante anche senza le fortunate e determinanti concomitanze della crisi della sinistra registrate in Liguria e a Venezia.