Ora si dà il caso che i medici italiani, abituati ad arrangiarsi fin dai tempi dell’università, trovino le terapie adatte a fronteggiare gli attacchi del coronavirus. L’ultima cura che sembra funzionare con ottimi risultati, riguarda l’utilizzo del plasma dei guariti, ricco di anticorpi specifici, proprio di quelli che hanno concorso a debellare il coronavirus, ed è il classico uovo di Colombo. Ottanta pazienti su cui è stato sperimentato l’utilizzo del plasma sono tutti guariti. La terapia richiede solo la collaborazione dei pazienti guariti e la loro disponibilità a donare il sangue per chi lotta contro l’infezione. Il costo della cura è inoltre molto basso rispetto ad altre strategie terapeutiche. Chi ha portato avanti questa sperimentazione è gente molto seria, i fautori si trovano negli ospedali di Pavia e di Mantova, gente abituata a fare i fatti, lontano dai talk show, a lottare in prima linea nel solo interesse di salvare il malato.

Si dà sempre il caso che questa terapia al plasma invece di essere accolta con entusiasmo negli ambienti scientifici che in Italia decidono cosa è giusto e cosa sbagliato, dia l’impressione di aver rotto il giocattolo di altre terapie diciamo più “in , più ufficiali, in definitiva che facciano girare più soldi. Mentre da noi i distinguo non si contano, negli Stati Uniti sono più di 4000 i casi trattati con la terapia al plasma.

Vi ricordate il video fatto circolare in rete , il 23 marzo scorso, da un giovane farmacista italiano che suggeriva l’uso di un antivirale, Avigan, commercializzato in Giappone, che avrebbe ridotto l’aggressività del covid-19 in quel paese?

Ebbene l’Aifa ha autorizzato la sperimentazione di quel farmaco il 5 maggio scorso, alla faccia della tempistica! Al di là della reale efficacia di questo farmaco, lascia perplessi il tempo trascorso, quando di tempo non ce ne è, per decidere di testarlo.

Mentre le cure iniziano a funzionare, nell’Italia di tutti i giorni comincia ad evidenziarsi una frattura tra istituzioni e cittadini sudditi.

Il compagno sindaco Sala a Milano si lamenta che i suoi sudditi vadano troppo in giro, ignorando i suoi diktat,  e si concedano scappatelle non autorizzate sui Navigli. Minaccia in modo molto duro inasprimenti delle restrizioni per contenere queste inadempienze. Dimentica di quando incoraggiava aperitivi in Darsena il 27 febbraio, “perché non si bisogna darla vinta al virus, che non deve cambiare le nostre abitudini” o indossava magliette (vedi foto) con il motto  “Milanononsiferma”. Almeno il buon gusto poteva salvare, usando toni più concilianti. Se c’era troppa gente sui Navigli non era colpa dei ristoratori, attenti alle disposizioni vigenti, ma dei controlli municipali che scarseggiavano. O forse no ?

Pochi giorni fa venivo fermato in auto per un controllo, giusto, da un posto di blocco della polizia. Tutto regolare e svolto con cortesia, riprendevo la mia strada senza problemi, peccato che proprio gli agenti che mi avevano fermato non ricordo avessero le mascherine; certamente non era una loro dimenticanza, forse qualche difficoltà nell’approvvigionamento delle stesse.

Due fonti confidenziali, diverse tra loro, mi hanno segnalato, proprio ieri, che su 45 autisti della ATM ben 9, quindi il 20%, fossero risultati positivi ad un tampone di controllo. Le stesse fonti mi hanno detto che il provvedimento conseguente è stato di sospendere i controlli. Qualcuno smentisca, per favore.

A Ravanusa, in Sicilia, un ragazzo che contestava con il megafono, da un automobile, le restrizioni imposte dal sindaco per il coronavirus subiva un TSO , trattamento sanitario obbligatorio e veniva ricoverato con la forza. Non conoscendo i particolari della vicenda non posso esprimere giudizi; ma qualche perplessità sorge quando guardo con maggiore attenzione la foto che ritrae il momento dell’arresto: c’è un uomo accanto al ragazzo bloccato a terra, di cui non si capisce il ruolo essendo senza divisa, che è sprovvisto di ogni dispositivo di protezione, guanti e mascherina .Un altro porta la mascherina abbassata, mentre un agente della polizia locale è privo di guanti. Per accanirsi contro qualcuno, a torto o a ragione, bisogna almeno essere in regola e dare l’esempio.

La solita Italia delle regole che valgono per gli altri, quasi che il virus facesse distinzioni;  di chi è più uguale se porta un fazzoletto rosso al collo, meno uguale se protesta perché rischia il fallimento.