Raccontava Totò: “Mi è venuto incontro un pezzo di giovanottone, grosso così, mi ha guardato fisso negli occhi, mi ha detto: Pasquale! Era un pezzo che ti cercavo, figlio di un cane! Finalmente ti ho trovato! Alza la mano, pum! Mi ha dato uno schiaffo, ma forte… Io pensavo, chissà sto stupido dove vuole arrivare? Mi ha preso per il petto sbattendomi al muro e io lo lasciavo fare. Pasquale! Te possino ammazzatte! Pum! Mi ha dato due schiaffi…. Io pensavo fra me e me, chissà sto stupido dove vuole arrivare? Pasquale, togliti il cappello! Non gliel’ho fatto dire due volte. Pasquale, maledetto! Ti debbo sfondare il cranio! Pum! Un cazzotto qui, che ho ancora il ficozzo. Io pensavo, chissà sto stupido dove vuole arrivare? Ma perché non hai reagito? Chiede l’interlocutore a Totò. Totò risponde: E che mi frega a me, che so’ Pasquale io?”.
Ma ora anche noi milanesi abbiamo il nostro Totò-Pasquale. E non possiamo che riferirci all’attuale sindaco di Milano ed a tutta la vicenda dei profughi nella sede EXPO. Ed a tutti i ceffoni che, senza reazione, si è beccato.
Sala, che normalmente tace, sull’argomento ha parlato e riparlato. Ha affermato che aveva deciso di posizionarli nello spazio Expo sin da quando era commissario dell’EXPO… Da sindaco di Milano, subito dopo le elezioni, ci ha provato facendo arrivare un centinaio di poveri disgraziati in quello spazio. Ma la sua teutonica decisione è durata due giorni. I poveracci sono stati sgomberati e spediti, come pacchi di posta-celere, in vari luoghi della penisola.
Poi ha continuato ad insistere che quella era l’unica soluzione (e per la verità dal punto di vista logistico lo era), per questo ha parlato col prefetto, ha fatto l’accordo col prefetto, ha detto di aver deciso insieme al prefetto; annunciando coram populo che nel giro di 24 ore il sito EXPO sarebbe stato messo a regime per quell’accoglienza. Eppoi, come quei simpatici carrilon che suonano a ciclo continuo il Valzer delle Candele, ha proseguito come un carro Tigre sulle Ardenne il suo cammino degli annunci. Modificando solo, di volta in volta, la data prevista: domani, dopodomani, tra tre giorni, entro la settimana, è imminente… Però nulla è accaduto.
Nel frattempo il governatore della Lombardia, tuonando come Giove Pluvio, ha più volte protestato, si è dichiarato in disaccordo con tale decisione mettendosi di traverso. Come se non bastasse il sindaco di Rho, fra l’altro compare di partito dal sindaco-mannequin specializzato in magliette di Che Guevara, si è dimostrato ancora più contrario del governatore leghista. Ma lui, pervicace come il milite giapponese nella foresta, ha continuato a ripetere… che bisogna alloggiarli all’Expo, aggravando pure il suo equilibrio instabile con la lapidaria e minacciosa uscita: “Maroni si dia pace”. Improvvida e fuori tempo massimo.
Eppure bastava il quantitativo di fosforo dell’Idiota di Dostoevskij per capire che tanta opposizione era solo di tipo politico-elettorale, quindi avulsa da ogni ragionamento pratico e, per questo, irrisolvibile con il normale buon senso del proverbiale padre di famiglia!
Il risultato politico di questa prima, e per la verità per il momento unica, volitiva presa di posizione del grande timoniere meneghino è stato una sconfitta politica di portata siderale. Sconfitta politica perché – alla fine – il prefetto ha deciso di collocare altrove questa povera gente. Ma ancora più sconfitta perché tutto ha lasciato intendere che la decisione fosse stata presa dal prefetto e dal governatore lombardo. I quali hanno bellamente ignorato le petulanti e querule affermazioni del sindaco. Forse ritenendole al medesimo livello della motivazione ai ceffoni del Principe del Sorriso.
Non c’è male come esordio, se poi si somma alla figuraccia del post su Facebook, dove una sua battuta di spirito sul traffico cittadino ha avuto come risposta una valanga di contumelie, forse è meglio che Sala riprende il suo costume abituale: quello di tacere. Quello indossato per i conti dell’Expo e per la presunta situazione debitoria che, a mo’ di pettegolezzo, viene somministrata nei corridoi di palazzo Marino con la cadenza della penicillina.
Insomma, meglio che il neo-sindaco stia il più possibile nel suo alloggio patrizio sulle Alpi svizzere. Magari per tutti i cinque anni.
Tanto si è già capito che conta come il due di briscola quando l’asso è in tavola e che, tra un lustro, sindaco di Milano non sarà certamente più lui.