Caro Sindaco, chi ti scrive – lo sai bene – é un uomo radicalmente di destra, che non per questo ti ha mai pregiudizialmente manifestato ostilità. Anzi, attirandomi gli strali degli stolti “tifosotti di casa mia” non ho mai mancato di riconoscere le tue qualità umane e professionali, certamente superiori alla media ed anche a quelle di molti dei tuoi predecessori, compreso qualcuno di centrodestra.

Per questo trovo inopportuno e stridente il tuo intervento a gamba tesa contro la libera manifestazione (un concerto degli #ZeroZeroAlfa che si svolgerà in uno spazio privato) organizzato da #Casapound per il prossimo 23 marzo.

Perché non è da te ergerti a sacerdote delle intenzioni, a mordacchia delle idee, a megafono di una banda scomposta di trinariciuti intolleranti che comunque ti sosterranno lo stesso, atteso che la loro parte politica è così asfitticamente malridotta da non saper esprimere alcun personaggio di rilievo e dover appaltare la loro rappresentanza a te, che per cultura, formazione, esperienze e standing, con questi non dovresti (e non vorresti) aver nulla a che fare.

Come sai, CasaPound NON è il mio partito (loro sono ultra-sociali, io iper-liberista), anche se lì ho trovato e custodisco molte tra le amicizie che si sono rilevate più sincere nella mia esperienza di vita (a proposito, accetta il consiglio di uno che ha fatto più politica di te: guardati dai laudatores di convenienza, saranno i primi a gettarti fango quando non gli sarai più comodo).

Ma non si può discutere che Gianluca Iannone ed i suoi ragazzi abbiano conquistato uno spazio politico, legittimato e riconosciuto, tanto dall’essere divenuti anche un soggetto elettorale; e che lo abbiano fatto all’esito di un percorso durato molti anni, sempre compiuto alla luce del sole, a suon di interventi in ambito sociale, di radicamento sul territorio, di aiuti alle famiglie ed alle persone disagiate e dimenticate, di auto finanziamento originato dal lavoro e mai dalle contribuzioni di danaro pubblico elargito da compiacenti amministrazioni.

Tu puoi non condividere le loro idee, ci mancherebbe altro; e io stesso, per quanto detto, gliene contesto parecchie. Ma non è impedendo loro di incontrarsi che uno come te può pensare di convincerli a cambiarle.

No, la tua dichiarazione – e questo è l’abito che non ti calza – sembra rispondere all’esclusiva esigenza di gettare l’osso da sgranocchiare alle belve che si alimentano di livore ed intolleranza nel cortile più lugubre della tua parte politica.
Quelli che, proprio a differenza di quanto si fa a destra, non perdono occasione – professandosi paradossalmente custodi dell’ortodossia democratica – per cercare di impedire o infastidire qualunque manifestazione si svolga sotto questa metà del cielo.

Vedi, Beppe, con questo tuo pronunciamento rafforzi – piuttosto che scalfire – il seguito e la capacità di attrazione di CasaPound; ciò che fai ringalluzzisce solo quei rifiuti umani che, armati di mazze, bastoni e molotov, ed a volto rigorosamente coperto, misero a ferro fuoco la nostra città nel giorno in cui – grazie al tuo prezioso ed insostituibile lavoro – eravamo al centro dell’attenzione mondiale per l’inaugurazione dell’EXPO 2015. Quella è la razza che intende il confronto politico come una violenta contrapposizione fisica per tacitare le idee altrui.

Pensaci, Beppe: nessuno, di qua, ha mai provato ad impedire le carnevalate (da te autorizzate) che hanno consentito a nerboruti e sgradevoli omaccioni di sfilare per Milano in guêpière e chiappe al vento; nessuno, di qua, ha fatto manifestazioni contro la riunione (cui tu stesso hai partecipato pochi giorni fa) in cui predicavate il libero ingresso in Italia – quello sì in barba ad ogni legge – di gente che non avendo né arte, né parte, né alloggio, né lavoro, non potrà che delinquere per sopravvivere, acuendo il disagio sociale delle nostre già martoriate periferie; nessuno, di qua, ha fatto barricate contro i sindacati che – sfruttando l’8 marzo per regalare l’ennesimo venerdi di vacanza (già, Beppe, ti sei chiesto perché ‘sta gente non sciopera mai di martedì o mercoledì?) ai lavoratori del trasporto pubblico (pubblico, cazzo Beppe, pubblico!) ha creato disagio a tutti i milanesi.

Nessuno, di qua, Beppe, ha mai pensato di impedire o anche solo mettere in discussione il diritto degli avversari di ricordare, celebrare, commemorare, portare un fiore sulla tomba dei propri morti.

E potrei citare esempi lunghi un ventennio; tranquillo, Beppe, l’ho scritto con la “v” minuscola, quindi mi riferisco ad un periodo banale, anonimo, inconcludente. Ma credo che ci siamo capiti, intelligenti pauca.

E tu, invece, ti presti a vellicare le viscere della parte più ottusa della tua, di metà del cielo. Quella che ancora non si è arresa all’evidenza di essere stata cresciuta nell’illusione di un’idea aberrante che – dopo aver seminato milioni di morti ammazzati in tutto il mondo – è implosa da sola, per il fallimento delle sue basi culturali, senza che nessuno abbia dovuto sparare un solo proiettile.

Dammi retta, Beppe, tu sei altra roba, non ti puoi lordare con questi, neanche per quieto vivere.

Tu sei Beppe Sala, il Sindaco di Milano. Mica puoi cadere nello squallore di un Fiano qualunque.