Quando Sala fu eletto sindaco di Milano ci preoccupammo. Non tanto per la valutazione della linea politica (non ce l’ha!) quanto per la sempiterna tristezza dell’espressione del suo volto. Un’espressione triste, al cui confronto quella di Pisapia pareva il Carnevale di Rio. L’avevamo visto in TV decine e decine di volte, durante le vicende di Expo (la società pubblica nella quale sta entrando come socio di maggioranza la Corte dei Conti, visti i disastri economici che quasi settimanalmente le vengono contestati). E sempre, di uscita in uscita televisiva, anche durante i momenti più lirici della Rassegna Universale, il suo sorriso sembrava, nella migliore delle ipotesi, quello di un impresario di pompe funebri specializzato in funerali di terza classe. Poi venne la campagna elettorale, vincente per Sala ma solo per una manciata di voti. Anche qui stesso copione con un unico momento di palesata felicità: quando vide centinaia di cinesi, con i bigliettini in mano, che bivaccavano davanti ai seggi elettorali delle primaria-farsa per andare a votare Sala-San, ricopiando sulla scheda come automi un nome a loro del tutto sconosciuto.
Quindi, dopo la vittoria, ci siamo rassegnati. Dopo cinque anni di farfugliamenti televisivi, ci sarebbe toccato pure un quinquennio di “de profundis”!
Invece no. Sala è un fuoriclasse, quindi ci ha sbeffeggiato, smentendoci. Dotato di un senso dell’umorismo al cui confronto il mitico Ettore Petrolini aveva la verve di un grigio e modesto bancario di provincia, se ne è inventata una bella. Di altissimo impatto umoristico.
Parliamo della concessione di un grosso spazio in Piazza Duomo per l’istallazione di vegetazione tropicale, palme, banani con banane comprese. Solo ad un vero mattacchione poteva venire in mente di posizionare degli alberi dai frutti tropicali – che con l’Italia c’entrano solo quando li vediamo al supermercato – davanti al monumento gotico più importante del mondo. Quello talmente ricercato nelle sue finiture che, stando ai canoni, ancora non è terminato nella sua realizzazione.
E sono lì da vedere, palme, palmizi e frutti gialli, ovviamente oblunghi e ricurvi. E sono al cospetto della Madonnina, il simbolo più amato dai milanesi da Sant’Ambrogio in giù, alta più di quattro metri e ricoperta di scaglie d’oro.
E i turisti? Dalle guglie più famose del mondo, non vedranno più soltanto una sciocca piazza rettangolare, contraddistinta dal Sagrato e da un monumento equestre. Ma con l’ausilio di banani e banane potranno convincersi che, con la piccola spesa della salita in ascensore, sono sbarcati a Negril in Jamaica. Poi si guarderanno intorno in attesa di Harry Belafonte che canta Banana Boat e del benvenuto di sinuose ballerine creole, del tutto simili a Josephine Baker quando cantava “Yes, we have no Bananas”, vestita solo di un gonnellino… di sedici banane.
Insomma, altro che scempio, come la stragrande maggioranza degli stolti ingrati milanesi continuano ad affermare. Questa delle banane in Duomo – anche se prima viene la vendita della fontana di Trevi di Totò – è la miglior trovata umoristico-municipale realizzata nello Stivale.
Ma Sala è Sala, e non gli basta primeggiare nel ridicolo. Vuole addirittura stravincere, e stracciare i più blasonati umoristi, dai Fratelli De Rege a Gianni e Pinotto, fino a Crozza.
E lo ha fatto con una surreale freddura che, questa volta, ha surclassato Wodehouse quando a “Mortimer, piovono gatti”, fece rispondere il suo personaggio con un compassato “strano, il cielo è sereno”.
Sala, quindi, non pago del clamore delle meneghine risate rincara la dose con una sua pubblica uscita. Ottenendo l’istrionico risultato di trasformare in opera buffa ciò che qualunque benpensante avrebbe inteso solo come una scemenza. Un’uscita che suonava pressapoco così: sui social i milanesi mi hanno bastonato, me ne hanno dette di tutti i colori, ma comunque Milano fa parlare di sé…
E ha ragione, il nostro sindaco, vuoi che in giro per il mondo non sappiano che Milano ha messo le banane davanti ad un monumento iniziato nel ‘300? Vuoi che non si dica in giro che la paludata Sopraintendenza delle (ex) Belle Arti è ormai la sopraintendenza alle porcherie, viste le piramidi vetrose davanti al Castello Sforzesco? Vuoi che non citino Milano come unica città al mondo dove, quando si vota, si vota per un cabarettista?
Quindi lasciamo pure le banane in Duomo, ma al massimo per i cinque anni della giunta Sala. Al sesto anno togliamole. Un po’ perché avremo finito di ridere e un po’ perché, giustamente, Sala sarà spedito altrove. Magari in Sudamerica, a dirigere le piantagioni di banana Chiquita. Visto che lui, almeno di quelle, se ne intende.