Quando in un piccolo paese di provincia o in un quartiere di periferia di una grande città avviene un fatto delittuoso che causa la morte di qualche vittima innocente, tutta la comunità umana di quel luogo cerca un modo per superare il momento di dolore e per provare ad essere unita. Nelle ore e nei giorni successivi alla tragedia , quasi spontaneamente sorgono momenti di preghiera, con veglie nella chiesa con il parroco a dare conforto; per le vie del paese si snodano fiaccolate di gente a ricordare il nome della vittima ed a onorare il suo sacrificio. La partecipazione è sempre numerosa, senza distinzione politica, sociale o etnica.

Talvolta ci si indigna perché rispondere solo con la deposizione di un lumino e di un mazzo di fiori non serve ad ottenere giustizia, forse solo a calmare la rabbia interiore. Ma nasce la necessità di sentirsi uniti e solidali, di esprimere la volontà di non farsi piegare dalla violenza altrui, di non ridursi a bestie come gli assassini. Si cade anche in atteggiamenti patetici o che stridono con la solennità e la tristezza del momento, come il rituale dell’applauso al funerale o i palloncini da lanciare nel cielo a ricordo della vittima innocente.

Ma è sempre una risposta di vicinanza, di umana pietà e va compresa.

All’inizio della settimana Santa, a Parigi si è sviluppato quel grande incendio che ha in parte distrutto la cattedrale di Notre Dame. Dopo le devastazioni e i sacrilegi compiuti nelle chiese di Nimes, Digione, Houilles e Lavour nei mesi precedenti,  la cattedrale più famosa di Francia ha subito un evento rovinoso, pare per un incidente nell’opera di restauro.

Mentre ancora l’incendio divampava, molti parigini si raccoglievano spontaneamente in una piazza al di qua della Senna a pregare ed a cantare, accompagnati dal suono dei violini , attorno ad una statua della Madonna, a cui è intitolata la cattedrale;  senza le fiaccole perché purtroppo ci pensavano le alte fiamme che si alzavano da Notre Dame a illuminare la scena.

Era un modo spontaneo per sentirsi vicini, per reagire e quasi riparare spiritualmente al danno subito. Le preghiere sono state interrotte un solo momento, quando sono transitati i vigili del fuoco che si davano il cambio, accolti da scroscianti applausi da parte dei fedeli ; solo quest’ultima scena ha avuto l’onore della cronaca, non certo la folla intenta a pregare.

Papa Bergoglio, quando è venuto a conoscenza della terribile notizia ha mandato un messaggio per dichiarare che era vicino ai parigini ed alla Chiesa francese. D’accordo, Notre Dame è certamente un simbolo importante della Francia ed un riferimento religioso della città. Ma quella cattedrale non appartiene solo ai francesi  ma a tutta la comunità cristiana nel mondo ; è forse l’esempio meglio riuscito di architettura gotica fra le chiese del nord Europa, quando i fedeli del tempo, in un preciso momento storico sentirono il bisogno di elevare verso il cielo  guglie e campanili in una terrena ricerca di avvicinarsi a Dio. Quell’incendio rappresentava una ferita aperta in un tutta la comunità cristiana nel mondo; papa Bergoglio non ha voluto coglierne il profondo significato.

La domenica di Pasqua una serie di attentati terroristici ha ucciso quasi trecento cattolici in Sri Lanka; il numero è impreciso perché molti corpi dilaniati erano irriconoscibili e le membra strappate via non avevano un nome. Anche in questa circostanza Papa Bergoglio ha espresso vicinanza alla Chiesa cingalese e ha dichiarato di voler pregare per le vittime.

Il vescovo di Colombo, sconvolto dalla visione dei corpi straziati dei suoi fedeli, tra cui molti bambini, ha dichiarato che solo degli animali possono commettere simili orrori, ma il Papa ha puntualizzato che il perdono è l’unica via. Un altro pontefice, di ben altra grandezza ,Papa Giovanni Paolo II, disse che il perdono deve accompagnarsi alla giustizia , che è ben altro concetto.

Quello che molti cristiani si sarebbero aspettati era che il Papa indicesse una grande veglia di preghiera in piazza San Pietro, per creare un momento di raccoglimento fra i fedeli, smarriti dal martirio subito da tanti confratelli. Come i parroci chiamano a raccolta i propri concittadini  quando qualche tragedia colpisce la propria comunità, cosi avrebbe dovuto fare il Papa, secondo il nostro modesto parere. Nello Sri Lanka tutta  la comunità buddista  si è raccolta spontaneamente  in preghiera per manifestare la propria  vicinanza nei confronti dei fratelli cristiani, senza fare alcun calcolo di opportunità.

I morti innocenti dello Sri Lanka, hanno pagato con la vita il fatto di essere cristiani ; quella strage li ha colpiti perché laggiù  esisteva una cellula di terroristi islamici più determinata e criminale, ma avrebbe potuto accadere in qualsiasi parte del mondo. L’odio del terrorismo islamico era diretto anche a noi, anche al Papa, non era una faida interna al popolo cingalese; loro hanno pagato con la vita anche per noi.

Milioni di cristiani muoiono nel mondo e non è baciando in modo indecente i piedi di qualche politico musulmano che si risolve il problema delle persecuzioni ; Papa Wojtyla sconfisse il comunismo senza baciare i piedi di nessuno. Ma lanciare un messaggio di unione, di speranza , di vicinanza nella sofferenza a tutti i cristiani nel mondo credo sia doveroso. Invece  siamo arrivati al punto che una veglia di preghiera in piazza San Pietro possa essere considerata sconveniente, un atto di scarsa sensibilità nei confronti del mondo musulmano.