In questi giorni si rilancia, grazie ai circoli radicalchic e ai “salotti buoni” finanziari, entusiasti con una lievitazione delle borse per il successo al I turno delle presidenziali del loro pupillo Emmanuel Macron, Daniel Cohn – Bendit , bandiera e simbolo della contestazione autentica e classica, di fronte al quale l’emulo nostrano Mario Capanna non cessava mai di essere il chierichetto umbro. In questi giorni il presidente della Repubblica rispolvera Antonio Gramsci, nome caro ai veterocomunisti, ai comunisti Bersani e D’Alema, non certo a Renzi, al quale occorrerebbe spiegarne il peso ed il significato odierno della messaggio politico.

Sono anche i giorni in cui, trascorsi circa mesi dal fatale e fatidico 4 dicembre, Mattarella si accorge che mai come in questo caso i suoi appelli alla moderazione e alla riflessione sono stati ascoltati strumentalmente e il Parlamento, delegittimato da inoppugnabili pronunciamenti della Corte costituzionale, si è addormentato, dimenticando il tema scottante quanto essenziale della normativa elettorale.

Sempre in queste ore si sono levate voci solo timide e timorose di condanna per la vicenda dell’Alitalia, la cui crisi clamorosa e vergognosa non è stata addebitata, come dovrebbe essere, al governo Renzi.

Mattarella – ad avviso del “Corriere” – “ha voluto interrompere l’esasperante gioco tattico che è in corso per interessi contrapposti, e non a caso è intervenuto alla vigilia delle primarie del Pd”, che non è improbo prevederlo vedranno il successo del toscano, al quale spetterà illustrare finalmente in maniera credibile i propositi nel settore elettorale, cessando la parte, ricoperta in questi mesi, di stratega saggio ed inascoltato, pieno di risorse, punito immeritatamente da un elettorato reputato asinino o trogloditico.

In una notte, in cui “tutti i gatti sono bigi”, non poteva non esserci un “plauso bipartisan”, destinato a spegnersi, considerato l’”analfabetismo” dilagante nella politica e della maggioranza e della pretesa e presunta “minoranza”.

Il giornale di via Solferino riserva una delle pagine centrali ad una intervista con Marina Berlusconi, più volte indicata come “delfina” del padre in ambito pubblico. Si tratta di dichiarazioni, condizionate nel suo ruolo imprenditoriale dalla magica parola “ricavi” e soprattutto affatto convincenti , ossia da respingere, per il campo politico.

La Berlusconi si dichiara ostile ai populismi, un tempo più felicemente definiti temi sociali, generati da una “crisi economica devastante”, che hanno visto l’Europa inetta, dagli “errori di chi ha governato prima” e dal “cattivo funzionamento delle istituzioni”, in cui ha avuto parte, se non predominante, almeno rilevante con i suoi esecutivi a trazione forzista – leghista un certo Silvio Berlusconi.

Senza pensare ai macroscopici legami, emersi la sera stessa del successo, di Macron con le centrali del potere bancario e industriale, la Berlusconi esprime il timore che il successo della Le Pen “rischierebbe di essere il colpo di grazia per un’Europa già estremamente fragile”.

E’ scontato e naturale l’apprezzamento per il padre, con il quale – si decidano ad ascoltare una volta la Meloni e Salvini – Renzi, nel corso del triangolare con i miniavversari, non ha escluso affatto intese giustificate dallo spauracchio Grillo.

Agli estranei, ai cittadini comuni non può sfuggire l’immutabile tattica usata dal Cavaliere, quella di professarsi e presentarsi come liberale inattaccabile, salvo poi diventare arbitro indiscutibile se criticato nei suoi orientamenti, nelle sue decisioni, in una parola nei suoi voleri.