Il primo passo è compiuto con la santificazione di Minniti, che vale come designazione almeno a ministro dell’Interno del futuro governo delle larghe intese, proclamata dalle gazzette ufficiali berlusconiane e dai fogli on line di complemento della galassia di pseudo-destra, ormai riassorbiti e presto inquadrati nelle risorte “quadrate legioni”, agli ordini del Cavaliere.

Dopo gli incredibili risultati con il corteo assolutamente pacifico rispetto alle catastrofiche previsioni, fatte circolare artatamente, e dopo le intercettazioni e gli incapsulamenti in massa, mai avvenuti, dei temuti black bloc, soliti, secondo una strategia consolidata da sempre, marciare divisi e camuffati per colpire, come è avvenuto ultimamente a Napoli, il peana per il figlio del generale, già federale comunista di Reggio Calabria e poi della Calabria, del quale troppo in fretta si è dimenticato il clamoroso errore compiuto con l’indicazione nominativa degli agenti, autori dell’intercettamento dell’autore della drammatica vicenda tedesca, è stato innalzato e la strada per nuovi accresciuti poteri spianata.

A nessuno sfugge la crescente insopportabile sufficienza e supponenza con le quali dalle reti televisive del “Biscione” e da quelle pubbliche agli ordini della maggioranza governativa vassalli e valchirie di Berlusconi parlano e sproloquiano, commossi e reverenti, sull’insostituibilità dell’autocrate. A moltissimi ex elettori non sfuggono e rimangono ben fissi nella memoria gli errori commessi, gli interventi in grigio o in negativo, le pessime politiche seguite nel campo dell’istruzione e della cultura con conseguenti sconfitte e ritorni della sinistra prodiana.

Dell’atteggiamento dei cortigiani berlusconiani sono lampanti dimostrazioni i toni usati verso gli alleati, se remissivi, e assoggettati, altrimenti, ad ironie fastidiose.

Il povero Salvini, come non bastasse la sua inadeguatezza, è stato sottoposto ad un attacco velenoso, incredibile data la sua posizione seppure recalcitrante, giudicato per la sua “fuga” a Lampedusa e sancito da questa considerazione: “Insomma il senso della visita nell’avamposto italiano sul Mediterraneo meridionale si riduce in due foto e in un vassoio di ottimi cannoli siciliani”.

Meglio è trattata la Meloni per il suo convegno all’”Angelicum”, anche se non mancano i passaggi velenosi (“i cosiddetti sovranisti”) e richiami velati alla disciplina con buona pace degli oratori sfilati sul palco, da Veneziani a Sgarbi, da Tremonti a Mantovano, a pronunziare discorsi inutili perché privi del placet imperiale.

D’altra parte ora Berlusconi, prossimo a chiudere (finalmente) la chilometrica trattativa per l’alienazione della squadra di pallone con i signori cinesi di imprecisata identità reale, con i quali raggiunge un irraggiungibile tasso di liberalismo, si è scoperto, almeno per un giorno o addirittura più brevemente per la durata dell’intervista, “nuovo populista” e “rappresentante del sentire del popolo, che in democrazia è fondamentale” . Il risultato di questa svolta, simile per durata alla neve di primavera – è assicurato dal foglio di famiglia – è stato l’annacquamento dell’ antieuropeismo della Meloni e degli altri presenti all’”Angelicum”.

Al Matteo milanese è riservata una stilettata rimasta per il momento senza replica: “Con Salvini ho un ottimo rapporto. E’ battagliero e tenace, può svolgere un ruolo non secondario nella politica italiana”.  “Sic dixit”.