Sul Foglio del tre ottobre Giuliano Ferrara — splendida penna, intelligenza notevole e carattere ruvido quanto instabile — ha chiuso i conti con Fitto e Capezzone. Per “l’elefantino” i due sodali debbono smettere “di rompere i coglioni” all’ex Cav. e al Matteo nazionale. All’interno del partito sultaniale non vi è e non vi può essere spazio per il dissenso, per la critica. Per Ferrara “il sultano ha sempre ragione” (motto alquanto infausto, come sappiamo) e quindi silenzio. Tutti con Renzi, sino ad ordine contrario. Chi non si adegua, fuori. Come un Fini o un Alfano qualsiasi.

Perché? Innanzitutto perché ciò che resta di Forza Italia (poco o tanto, vedremo alle prossime elezioni…) è tutta roba del “Silvio suo”. Con ruvidità Ferrara ha ricordato ai due “ingrati” che il sultano «ha messo i soldi, le idee, il linguaggio, i risultati, gli errori, il sangue, tutto lui ha messo per oltre vent’anni, e loro tutti zitti».

Parliamone. In parte Giulianone nostro ha ragione: il miracolo del centrodestra post guerra fredda è, soprattutto, frutto della “lucida follia” berlusconiana. Fu il Silvione ha scompaginare giochi, schemi, ricatti e scenari. Nessun lo discute.

Ma la storia è più complessa, molto più complessa. Inutile, in questa sede, ricordare i vari passaggi, i momenti gloriosi e quelli infami, i sogni e gli incubi, le vittorie e le nipotine di Mubarak, i riconoscimenti internazionali e Lele Mora.  Sono vent’anni di storia. La nostra storia. Una storia in cui milioni d’italiani hanno creduto in buona fede e onestà. Una storia che appartiene (nel bene e nel male) alla maggioranza degli italiani, quelli che speravano in un destino differente e dignitoso. Con più futuro e meno “cene eleganti”.

Fitto e Capezzone non sono due geni e neppure due gladiatori. Sono semplicemente degli uomini intelligenti che non vogliono morire renziani e cercano una risposta alla crisi del centrodestra, convinti che la soluzione sia all’interno del berlusconismo. A nostro avviso sono degli illusi. Forza Italia non è un partito, non è una cultura. È Berlusconi (il vecchio Silvio e l’invasiva Marina), Mediaset, Verdini, la signorina Pascale e il povero Dudù (di gran lunga il più simpatico).

Fitto e Capezzone si rassegnino. Il Sultano ha detto no e il suo imponente inquisitore scalda i muscoli. I due reprobi rivedano “La confessione”, lo splendido film di Costa Gravas sui processi stalinisti di Praga negli anni Cinquanta, e capiranno. La scomunica di Ferrara — figlio di “moscoviti” duri e puri — è l’anticipo dell’espulsione. “Non rompete i coglioni”, avverte “l’elefantino”. L’alternativa passa tra la morte politica (sicura) o l’iscrizione a Forza Italia bis, la  chiassosa “Cage aux folles” che la signorina Pascale (con Cecchi Paone testimonial e Marina sponsor) sta allestendo per il sollazzo del monarca acciaccato.

 

 

P.S. Per i due reprobi vi è un’altra possibilità. Piccola, piccola. Nel caso che Fitto e Capezzone desiderino regalarsi un momento di dignità potrebbero immaginare di partecipare ad un’ipotetica processo di ricostruzione  del centro destra post berlusconiano. Un percorso certamente irto e difficile, ma meno spiacevole delle piume di struzzo di Vladimir Luxuria e dei profumi di Cecchi Paone….