Inaccettabile, improponibile, incredibile, assurda: appena 4 gli aggettivi usati per brevità dei molti utilizzabili di fronte alla nota di Sallusti, “Centrodestra, caos apparente. Salvini e Meloni devono quindi rimettere nel cassetto le ambizioni personali e ritirarsi [sic!] sul quelle politiche. Non è un dramma, ma capisco non sia facile. E’ un percorso delicato, ma è l’unico possibile per fermare Grillo e la sinistra”.

L’editoriale è incontestabilmente pieno di presunzione e di disprezzo, con una mentalità adulatoria, ridicola, anacronistica, da basso impero, smentita dall’analisi sulle vicende di questi anni. Quale “forza trainante” può vantare Forza Italia dopo anni di silenzio, di confusione, di tacita e sotterranea confidenza con Renzi, dopo essersi segnalata solo per le scissioni e gli abbandoni da parte di uomini e di donne, la grandissima maggioranza dei quali Berlusconi è pronto a riaccogliere senza tener conto del parere naturalmente avverso dei movimenti, considerati semplici vassalli ubbidienti e silenziosi?

Oggi Berlusconi parla di dissenso su temi marginali e di intesa su quelli fondamentali. Ma gli italiani conoscono mai il programma concordato e delineato tra i tre? No dal momento che non esiste.

Berlusconi ha arbitrariamente deciso di scendere in campo, impegnato esclusivamente, anche il nome e per conto del toscano, contro il M5S, senza ricordare o meglio sapere che l’elettorato di destra, il cui peso è vilipeso, sono soprattutto schierati contro la sinistra di qualsiasi intensità e di qualsiasi intonazione. Sono i molti i cittadini ad interrogarsi sul vetusto clima resistenziale scatenato su microepisodi “neonazisti”, legittimamente presenti, ed il favore sulle iniziative promosse dalla Cina, Stato non proprio democratico, a struttura parlamentare seria e pluripartitica.

La posizione assunta e con così evidente presuntuosa infallibilità sostenuta, convalida, al di là di evanescenti critiche e di smentite apparenti, la prospettiva essenziale, della “grande intesa”, cui guarda, in affettuosa intesa, con l’altro.

I discorsi fatti dalla Meloni a Trieste sono condivisibili quasi per intero, a parte certi recuperi, tali da animare perplessità, e godrebbero di un peso elettorale più rilevante con il recupero di consistenti percentuali di astensionisti, se il partito camminasse per proprio conto, forte della propria identità nazionale patriottica e con candidature autorevoli, autenticamente di area. Le difficoltà in cui è costretto a vivere Musumeci in Sicilia con le pessime scelte operate dall’uomo di punta di FI con tutta probabilità intenzionalmente e con l’esibizionismo improduttivo di Sgarbi non sono altro che un’anticipazione del clima effettivo, in caso di successo della coalizione, soggiogata all’autocrate di Arcore.