Puntuali come un treno svizzero e prevedibili come la neve sull’Himalaya d’inverno ecco arrivare i frutti della vergognosa parodia degli anni’70 messa in scena a Milano dalle zitelle isteriche dell’antifascismo più becero e ottuso.

Le ridicole lamentazioni di un sindaco irresponsabile, di un patetico deputato PD, di una congrega di falsi reduci amplificate da giornalisti cacciatori di fantasmi (qualcuno censurato dal suo stesso ordine) e dal coro indistinto dei giornaloni democratici più o meno allineati sono state finalmente ascoltate da chi di dovere.

Ieri a Milano, nella frequentatissima piazza Lima, un gentiluomo e due leggiadre donzelle membri, pare, di un centro sociale cittadino con estremo coraggio e supremo sprezzo del pericolo hanno dato il loro personalissimo contributo alla lotta contro il risorgente rigurgito fascista assalendo un gazebo elettorale di Riccardo de Corato, capolista di FdI alle elezioni regionali.

Il gazebo in quel momento era presidiato in forza da biechi e poco rassicuranti energumeni fascisti, vale a dire un tranquillo pensionato assalito alle spalle, buttato a terra e riempito di calci e pugni senza potersi difendere e una donna, anch’essa praticamente indifesa, che è stata minacciata e ha potuto solo assistere alla prodezza antifascista. Un’impresa che ha raggiunto il culmine quando una delle due donne si è calata le braghe in mezzo alla strada e si è fatta una bella pisciata su una bandiera di FDI.

Poi, dopo avere picchiato anche un passante – del tutto estraneo alla politica – che cercava di aiutare il militante di destra a terra, il coraggioso commando si è eclissato indisturbato. La vicenda, squallida ed inquietante, è già chiarissima di per sé e non merita ulteriori commenti.

Tuttavia ai milanesi di destra (che in teoria sarebbero cittadini come tutti gli altri) e anche ai cittadini milanesi in generale una spiegazione qualcuno dovrebbe darla, anche se sino a questo momento sull’episodio di cui sopra è piombato il silenzio più totale.

Il sindaco Sala, ad esempio, che pochi mesi fa abbiamo visto dirigere il coro sguaiato delle prefiche che si strappavano le vesti per un saluto romano e che non perde occasione per farsi fotografare col pugno chiuso o con la maglietta di Che Guevara.

E’ sicuro il signor sindaco che la scena che abbiamo descritto sopra sia degna della città che la sua banalissima narrazione definisce “città che macina primati e attrae investimenti”, “una città sistemica che riconosce tra i suoi doveri quello di mettere al servizio del Paese il suo modello” e che si mette a disposizione “per contagiare positivamente gli altri territori”?

In quante altre città europee è possibile assistere ad atti di violenza politica del genere o vedere una esaltata che piscia per terra in una affollatissima via dello shopping al sabato pomeriggio?

E quanti sindaci europei coccolerebbero, come fa lui, la feccia che da vita a queste imprese o avrebbero evitato accuratamente di manifestare la propria solidarietà ai cittadini aggrediti? E’ proprio sicuro il signor Sala che non ci sia niente da dire?

Avendo visto questori e prefetti mobilitati (inutilmente) all’inseguimento di improbabili bagnini dell’Adriatico, un cimitero presidiato in forze da spropositati contingenti di polizia, la bandiera nazionale sequestrata ad anziani reduci e i voluminosi e conseguenti rapporti alla Procura finire nel nulla perché i fatti che venivano perseguiti su istigazione di ANPI e compagni non costituiscono (e non hanno mai costituito) reato, sarebbe lecito ora aspettarsi dalle autorità preposte alla tutela dell’ordine pubblico altrettanta efficienza e rigore per un fatto che, invece, costituisce certamente reato, magari non per l’ANPI ma di sicuro per il codice penale.

Vedremo nei prossimi giorni se i responsabili dell’aggressione saranno identificati e fermati (visto che la documentazione in merito non manca) o se anche in questo caso la giustizia si limiterà all’apertura di un fascicolo che resterà sepolto per anni in qualche cassetto in attesa di archiviazione.

Nessuna meraviglia, invece, per l’atteggiamento dei giornaloni cittadini, che dopo avere strombazzato per mesi la loro indignazione contro i rigurgiti fascisti e i mille pericoli di un’immaginaria estrema destra violenta ed eversiva non hanno dedicato nemmeno una parola a questo episodio, realmente violento ed eversivo, frutto anche del clima di tensione che una certa stampa irresponsabile ha contribuito a creare.

Silenzio di tomba, quindi, ma possiamo facilmente immaginare i titoloni esaltati ed allarmistici di quegli stessi giornali contro la “violenza fascista” nel caso in cui qualcuno del gazebo aggredito avesse reagito o cercato di reagire.

Se Sala e la stampa tacciono (le autorità per ora non si sa), chi dovrebbe certamente parlare sono i custodi dei rituali dell’antifascismo parolaio: l’ANPI e i suoi fiancheggiatori oltre che i vari Fiano, Boldrini e compagni. Da questa variegata ed inutile congrega ci aspetteremmo una presa di posizione chiara e netta a favore dei teppisti dei centri sociali che hanno dato vita a questa eroica azione da antifascismo militante.

Invece di tacere i paladini antifascisti dovrebbero avere il coraggio di dire apertamente che certi personaggi stanno dalla loro parte, la pensano come loro e, in fondo, non fanno altro che mettere in pratica quello che loro da anni predicano in tutte le sedi e in tutte le salse: limitare il diritto di espressione di chi non la pensa come loro e impedirne con ogni mezzo l’azione politica.

Quello che è successo ieri a Milano è solo la conseguenza delle loro prediche e del loro cattivo esempio. Un esempio fatto di chiacchiere a vuoto che qualcuno, evidentemente, ha deciso di trasformare in fatti, e non è certo una novità.

Si tratterebbe, in fondo, di prendere atto della squallida mutazione di certi comportamenti: partiti dai tribunali del popolo, sono passati alle spranghe per arrivare, infine, alle pisciate.