Il bilinguismo — sessantun anni dopo il ritorno del territorio giuliano all’Italia — torna come un fantasma ad incombere sui comuni di Trieste e Muggia. Appendice di un’estate che ha visto riaffacciarsi un clima mediterraneo giungono presto i primi gelidi richiami dalle lande dell’altopiano triestino, terra d’elezione della minoranza slovena e nei relativi comuni, enclave bilingui.
Nei comuni che contornano Trieste il bilinguismo diviene de facto per i cittadini italiani un elemento discriminante. Chiunque voglia assumere un ruolo che sia di amministrazione sino a quello dell’operatore ecologico in queste istituzioni deve appartenere alla minoranza, che in queste realtà del circondario triestino gioca invece il ruolo di vero e proprio dominatore.
La pantomima dell’abolizione delle province, sulla falsariga di quella del senato, ha portato alla formazione di nuovi organismi rappresentativi, i “supercomuni”.
Dietro a questa nuova machista ammucchiata sorge il seme del trasformismo gattopardesco, affinché nulla cambi, ma la storica alleanza della sinistra triestina con gli ambienti della minoranza slovena ci regala nuove originali forzature e violenze nei confronti della maggioranza italiana, andando a tangere e riaprire ferite mai completamente rimarginate.
Tutto ciò avviene come vuole la tradizione del Partito (Anti)Democratico in spregio a qualsiasi consultazione nei confronti della collettività, in questo caso triestina e muggesana, senza aver mai posto la questione durante la campagna elettorale, riferendo direttamente con i sindaci dei comuni minori di lingua slovena e con le organizzazioni rappresentative della minoranza.
E’ questa quindi una nuova occasione per riaffermare e rinsaldare l’alleanza storica con questi ambienti.
Per Muggia e Trieste sembra quindi aprirsi un nuovo fronte, dove viene lasciata facoltà in futuro di estendere anche a queste il modello imposto nei comuni a maggioranza slovena, succede così che una minoranza prevale come per la questione dei gender, sulla maggioranza, perseverando nel confondere la parola democrazia con la prepotenza dei festival degli interessi particolari, in un mondo nel quale le minoranze, organizzate e coese, prevalgono su una maggioranza rappresentata da una sinistra alla deriva, priva ormai di qualsiasi satellite che non richiami alla svendita di sovranità e i diktat dei centri di potere sovranazionali.
Per anni la destra triestina ha combattuto per riaffermare la centralità culturale italiana di Trieste, il gioco odierno della sinistra sembra quello di giocare alla svendita del paese mentre contrattacca su tutti i fronti a noi cari, tentando di distruggere l’identità di una cultura millenaria con l’ariete dell’immigrazione o il sostegno ad ogni polo minoritario di potere che possa confonderla o dividerla.