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La Signora Bonolis, di cui ignoro volto, storia e provenienza, é massacrata in questi giorni sui “social”‘per aver postato la foto qui riprodotta, che ritrae la sua famiglia in procinto di recarsi in vacanza a bordo di un aereo privato.
Apriti cielo! La signora ostenta ricchezza.
Il peggior reato possibile, in un paese (si, ahimè, con la p minuscola), in cui fa così radical-chic pubblicare le foto di vecchietti che rovistano la spazzatura e minorenni mendicanti, e poi ci si nasconde in casa a guardare programmi in cui acefali culturisti e belle figliole dalla mutanda labile cercano ricchezza facile negli show televisivi, incuranti di mostrare un’ignoranza crassa verso la quale dovremmo tutti rispondere con un fiero razzismo che farebbe impallidire pure le gaffes di Donald Trump.
In questa reazione pauperista, sta tutta la “minorità” dell’italica genìa, soggiogata da secoli di ipocrisia catto-solidale, che è più portata a servire Franza o Spagna, piuttosto che rischiare in proprio per affermarsi.
Perché il peccato mortale della signora Bonolis é proprio quello: la sua fotografia mostra gente che (piaccia o no il soggetto) si é affermata.
E mentre nel resto mondo Occidentale chi “arriva” é ammirato e preso come guida e stimolo, da noi chi crea fortuna é aprioristicamente un colpevole, e deve rispondere alla presunzione con cui l’Agenzia delle Entrate lo considera un ladro, nascondendosi agli occhi della ggggéénte, che ne contesta le ostentazioni “volgari” solo per legittimare la più meschina delle sue caratteristiche: l’invidia sociale.
Così, in questo Stato socialista del ventunesimo secolo, vogliamo garanzie, diritti, assistenza, servizi gratuiti a carico sempre e solo dello Stato, che i soldi per darti tutto ciò non li produce ma li sottrae oltre misura a chi crea ricchezza; ma poi, al contempo si colpevolizza proprio chi, con la propria ricchezza, consente allo Stato di fottergli i soldi (che questo, e non altro, sono le tasse) per usarli a beneficio dei pochi bisognosi, e dei molti che non sono stati capaci o – peggio – non ne hanno voglia.
Se si vive, o si pretende di vivere di assistenzialismo, almeno non si abbia l’imprudenza di sbeffeggiare chi lo finanzia, quel sistema.
Troppo comodo, fare i froci col culo degli altri.