Il voto britannico è stato nettamente a favore dei Conservatori con una larga maggioranza assoluta a Westminster, porte nuovamente aperte a Downing Street per ulteriori cinque anni e il via libera per una Brexit che a 3 anni e mezzo dal referendum del 2016 diventa realtà. Restano ancora da attribuire 8 seggi dei 650 totali del Parlamento britannico, i conservatori ne hanno conquistati 359, mentre i laburisti 202. Un risultato che non si vedeva dai tempi di Margaret Thatcher e segna invece la disfatta peggiore da decenni per il Labour. «Get Brexit done» e «unificare il Paese»: sono gli impegni ribaditi stanotte da Boris Johnson nel discorso di proclamazione a deputato rieletto nel collegio di Uxbridge. Il premier Tory ringrazia «il popolo» britannico per aver votato a dicembre e per il risultato. Rilancia quindi le sue promesse elettorali su investimenti nella sanità e in altri settori. L’obiettivo è realizzare la Brexit ma non solo e «cambiare il Paese per il meglio». «Il lavoro – conclude – comincia oggi. La Brexit si farà il 31 gennaio, senza se e senza me». Rivolto poi agli elettori che hanno scelto per i conservatori per la prima volta: «Non vi pentirete di averci votato, ascolteremo la vostra voce. Adesso uniamo il Paese». 

«Mi congratulo con Boris Johnson e mi aspetto che il Parlamento britannico ratifichi il prima possibile l’accordo» ha risposto il presidente del Consiglio Ue Charles Michel. L’Unione «è pronta a discutere gli aspetti operativi» delle relazioni future, ha aggiunto, spiegando che i leader avranno una discussione. Siamo pronti «a negoziare quanto necessario», Ursula Von der Leyen accoglie in questi termini il risultato. Da Bruxelles, la nuova presidente della Commissione Europea annuncia di aspettarsi oggi dai leader un mandato chiaro «sui prossimi passi». Il presidente del Consiglio Europeo, Charles Michel, ha preannunciato «un messaggio forte» in arrivo da Bruxelles: «Siamo pronti per i prossimi passi, vedremo se è possibile per il parlamento britannico accettare l’accordo di uscita e se così è saremo disposti a compiere il prossimo passo».

Jo Swinson, leader dei liberaldemocratici ,ha deciso di dimettersi dopo aver perso il suo seggio nell’East Dunbartonshire. «I risultati della notte scorsa sono ovviamente enormemente deludenti nel mio seggio ed in tutto il Paese, con Johnson che ha ottenuto la maggioranza». Per la signora il risultato rappresenta «una chiara sconfitta per i valori liberali, anche se ci sono milioni di persone nel Paese che ci credono, unendoci per combattere per questi possiamo creare un futuro positivo». I Libdem saranno guidati, fino alle elezioni per il rinnovo della leadership il prossimo anno, dalla baronessa Sal Briton e dal parlamentare Ed Davey.

 «È una vittoria del popolo britannico che ha bocciato la politica divisiva e antisemita di Jeremy Corbyn». Così il braccio destro di Boris Johnson, Michael Gove, commentando la vittoria dei Tory. Il ministro si è poi rivolto direttamente alla comunità ebraica in Gran Bretagna: «Adesso non dovete più avere paura». Il partito laburista britannico tiene bene a Londra dove ha conquistato 49 su 73 seggi. Sia Boris Johnson che Jeremy Corbyn hanno vinto nelle loro circoscrizioni. I Tory hanno perso Putney ma hanno guadagnato Kensington ottenendo in totale 21 seggi. Fuori invece Chuka Umunna, ex astro nascente del Labour passato in queste elezioni ai LibDem.

Un dato significativo è rappresentato dalla breccia nel muro rosso del Nord dell’Inghilterra. Passa infatti al Tory Iain Levy lo storico collegio minerario laburista di Blyth Valley, ma pro Brexit. Ai Tories va anche Workington, storicamente rossa, ma in maggioranza pro Brexit, persa una sola volta nella storia dal Labour nel 1976: qui il candidato Tory, Mark Jenkinson, ha battuto la deputata laburista Sue Hayman.

Il Parlamento eletto sarà operativo dalla settimana prossima, il nuovo governo dovrà presentare un programma aggiornato letto dalla Regina in un Queen’s Speech per avviare l’iter sulla ratifica del tormentato accordo di separazione dall’UE, già raggiunto con Bruxelles, prima della pausa di Natale e formalizzare definitivamente la Brexit il 31 gennaio 2020.