Non vi è solo la Grecia a spaventare i mercati. Anzi. Il peso economico di Atene è minimo, irrisorio se confrontato a quello cinese ed è proprio il dragone asiatico in queste ore confuse  ad annaspare. Da qui i timori e le paure dei “gnomi” della finanza e dei governi di tutto il mondo. Il listino di Shanghai ha aperto nelle scorse ore con un rimbalzo dell’8% per poi cedere in territorio negativo durante le contrattazioni. Tutto ciò dopo un fine settimana frenetico in cui governo e Banca centrale cinese hanno messo a punto nuovi (quanto spericolati) sistemi di stimolo per frenare l’ondata di vendite in Borsa delle ultime tre settimane.

Qualche numero. Lo Shanghai composite ha bruciato ben 2.400 miliardi di dollari in questo arco di tempo. Alle ore 8 italiane, l’Hang Seng perdeva il 4,95%, Shanghai era negativo per lo 0,84, il Nikkei scambiava a -2,46% (poi ha chiuso a a 20.112,12 punti, -2,08%). Nel frattempo il petrolio sta cedendo il 3,78% sui listini asiatici a 54,76 dollari il Wti.

Mentre il mondo guardava il Partenone, i vertici del regime cinese hanno deciso di effettuare un programma di sostegno alla liquidità senza precedenti. Per la prima volta nella storia del Paese, la Pboc ha stabilito che presterà denaro non alle banche ma a China Securities Finance Corp., che fa capo alla società di controllo della Borsa. Quest’ultima potrà prestare a sua volta denaro ai broker, che a loro volta lo presteranno agli investitori finali per acquistare azioni. Un meccanismo che gli americani chiamano “margin-financing”, già noto in Cina perché ha causato il picco di acquisti nella prima metà dell’anno e considerato dal mondo finanziario estremamente pericoloso.