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Non è l’Unione Europea a garantire la sicurezza della Gran Bretagna, al più è in ambito Nato che le forze armate di Sua Maestà possono e devono garantire la difesa dei cittadini e degli interessi britannici. Meglio, dunque, votare sì al referendum del prossimo 23 giugno ed archiviare l’esperienza dell’Unione Europea. L’affondo arriva da un gruppo, oltre una dozzina, di alti ufficiali britannici – tra cui numerosi comandanti delle principali missioni effettuate all’estero nell’ultimo ventennio – recentemente ritiratisi dal servizio e fa il paio con la campagna pro Brexit condotta dal gruppo Veterans for Britains, associazione che raccoglie militari in servizio e in congedo delle forze armate di Sua Maestà.

Per il generale sir Michael Rose, già comandante del celebre SAS e del contingente Onu in Bosnia, la normativa comunitaria ha “seriamente minato” la capacità di combattimento della Gran Bretagna a causa della sua interferenza con le norme nazionali. “Sovranità e difesa – dice sir Rose – sono indivisibili. Oggi i nostri uomini e donne in servizio rischiano di essere niente più che civili in uniforme”.

Per Rose resta la Nato l’unico vero strumento di difesa per l’Europa e la Gran Bretagna: “Credo –dice- che il nostro contributo alla difesa europea può essere meglio concretizzato attraverso la Nato piuttosto che spalmare le nostre limitate risorse per includere iniziative europee di difesa e sicurezza nel programma di difesa del Regno Unito”.

Del medesimo tenore le dichiarazioni del tenente generale Jonathon Riley, che ha servito come vice comandante delle forze Nato in Afghanistan tra il 2007 e il 2009. “I tentativi – dice Riley – da parte della Ue di metter su proprie operazioni, strutture di sicurezza e perfino forze armate drenano risorse dall’unica organizzazione che realmente ci protegge (la Nato, nda)”.

Fra i firmatari dell’appello pro Brexit anche i generali Julian Thompson, veterano delle Falkland, e Jeremy Blackham, ex vicecapo di stato maggiore della Difesa. Accanto a questi alti ex ufficiali diversi gruppi di veterani delle forze armate britanniche sono schierati attivamente a favore dell’uscita della Gran Bretagna dall’Ue, in particolare le associazioni dei reduci delle Falkland.

Benché a dominare il dibattito sulla eventuale uscita del Regno Unito dall’Unione Europea – e sulle sue conseguenze – siano principalmente i temi economici e della sicurezza, terrorismo in primis, la sortita del gruppo di ex alti ufficiali non è passata inosservata. E’ emerso così un sentimento diffuso, ben oltre quello che i vertici della difesa britannica siano ufficialmente disposti ad ammettere, tra i militari di Sua Maestà, saldamenti ancorati ad una visione delle politiche di sicurezza che nella Nato e nell’autonomia decisionale “made in UK” ha i suoi cardini.