La Camera dei Comuni ha respinto la mozione di sfiducia con 325 voti contro 306. Il Governo conserva così la maggioranza per 19 voti, nonostante la sconfitta recente e durissima sull’accordo intorno alla Brexit. Il Regno Unito ha così superato la più grave crisi politica degli ultimi anni. Il divorzio dal progetto europeo, a cui ha aderito nel 1973, è oramai ineluttabile e non più rinviabile oltremisura. La Premier si è detta pronta a incontrare tutti i leader dell’opposizione per cercare di trovare una linea comune con l’obiettivo di “attuare la Brexit”. Theresa May ha aperto quindi anche a un incontro con il leader dell’opposizione della sinistra laburista, Jeremy Corbyn, fino a ieri impossibile. “Il Parlamento – ha affermato la premier – ha confermato la fiducia nel governo, ora bisogna attuare la Brexit perché il Paese continui ad avere fiducia nel Parlamento”.

Immediata la replica del leader dell’opposizione laburista, Jeremy Corbyn, che si è detto disposto a incontrare la May, ma ha chiesto di “togliere dal tavolo” qualunque ipotesi di divorzio “no deal” dalla Ue. Anche il capogruppo degli indipendentisti scozzesi dello Snp, Ian Blackford, ha detto sì a un confronto “costruttivo” con la May, pur ribadendo la differenza delle posizioni.


“Continueremo a lavorare a quello che abbiamo promesso al popolo di questo Paese alla luce dell’esito del referendum sulla Brexit e lasciare l’Unione europea. – ha detto la Signora May – Sono felice che questa Camera abbia dato fiducia al governo. Non prendo con leggerezza questa responsabilità. Il governo continuerà nel suo lavoro di aumentare la nostra prosperità, garantire la nostra sicurezza e rafforzare la nostra unione”. La May ha quindi ribadito che il governo tornerà in Parlamento per presentare il suo programma.
Il Primo Ministro britannico ha lasciato la porta aperta alla possibilità di una proroga dell’uscita dall’Unione Europea oltre la data del 29 marzo. Parlando alla Camera nel dibattito sulla mozione di sfiducia presentata dal leader laburista, Jeremy Corbyn, la May si è rifiutata di escludere a priori la possibilità di estendere l’articolo 50: “Trattati Ue che regolamenta l’uscita di un Paese”.
Saranno però i 27 membri interni a Bruxelles, Strasburgo e Francoforte a decidere se concedere più tempo e spazio alla rinegoziazione che Londra si appresterebbe a ricostruire. Ma il via libera, secondo quanto viene anticipato da varie fonti diplomatiche, arriverà solo se la richiesta avrà alla sua base motivazioni chiare e forti, come ad esempio l’attuazione di un “piano B” appoggiato da una maggioranza solida.

L’Unione europea dal canto suo non mostra cedimenti. Diversi leader, tra cui spicca Angela Merkel, hanno confermato la disponibilità al dialogo senza però cambiare il testo dell’accordo. Il Ministro degli Esteri tedesco, Heiko Maas, ha praticamente minacciato Londra, sottolinenando da Berlino, che non resta molto tempo per trovare una soluzione Brexit e che “il tempo per giocare è finito”. Il capo-negoziatore comunitario, Michel Barnier, ha dal canto suo avvertito che dopo la bocciatura del Parlamento, “non è mai stato così elevato il rischio di una uscita del paese dall’Unione senza un accordo”, praticamente disordinata. “La nostra determinazione è evitare uno scenario di questo tipo, ma abbiamo anche la responsabilità di essere lucidi”, ha sottolineato ancora Barnier.

La Signora Theresa May, e con lei in testa le “colombe” interne ai Tories britannici, hanno ceduto così il battistrada alla guida del Governo del Regno Unito ai falchi della formazione politica conservatrice.