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Mettiamo da parte lo “sciacallaggio”, ma evitiamo anche la facile retorica di bandiera sul “cuore d’Europa” ferito dal terrorismo. Se c’è una cosa che i drammatici fatti di Bruxelles confermano – purtroppo senza smentite – è l’assenza di una reale politica europea sui grandi temi della sicurezza, della difesa, della politica estera.

Scagliarsi – come ha fatto Matteo Renzi – contro chi chiede la chiusura delle frontiere, solo perché – parole del Presidente Consiglio – “i nemici sono già dentro le nostre città” è una drammatica ammissione d’impotenza. Evocare – come ha fatto sempre Renzi – una comune azione continentale è segno dello stato confusionale in cui versa il governo italiano.

Se ne prenda atto: l’Europa non c’è. Negli ultimi mesi, di politica comune ne abbiamo vista sempre meno. A rimarcare questa assenza i cavalli di frisia alle frontiere, i muri di filo spinato sorti un po’ dappertutto. Soprattutto la mancanza di una comune idea sul che fare, con l’unica decisione di assecondare le richieste in denaro della Turchia per fermare i flussi migratori. Un po’ poco, troppo poco, per risolvere le emergenze epocali che ci sono d’innanzi e che riguardano certamente comuni strategie d’ intellingence , peraltro oggi bloccate dagli stessi Trattati comunitari che  riservano ai singoli Stati le competenze in materia di sicurezza.

Evidentemente non è solo questione di coordinamento dell’antiterrorismo. L’Europa non esiste come idea comune. Manca quale espressione di culture condivise e di una volontà partecipata. E’ assente sugli scenari internazionali, quelli che contano, sia sul versante militare che su quello geopolitico ed economico. C’è la Bce e lo spread sotto zero. Ma non è sufficiente. Così come non basta, per “sentirci europei”, proiettare i colori della bandiera belga sulla Fontana di Trevi o commuoversi alla maniera della Mogherini. Lo sappiamo tutti che “Oggi è un giorno molto triste per l’Europa” – come si è affrettata a dire la responsabile della diplomazia europea. Ci vuole però ben altro che qualche tweet o un post su fb, denso di retorica a buon mercato sul “cuore d’Europa” ferito.

Chi – come noi – ama l’Europa nel profondo la vorrebbe all’altezza delle sfide epocali che ci stanno innanzi, consapevole della sua identità, salda nei suoi principi essenziali, capace veramente – come diceva un grande europeista del secolo scorso – di diventare una calamita in grado di attrarre la “limatura d’Europa”. Il rischio altrimenti è che quella “limatura” venga spazzata via dal vento della Storia.