Bisognerebbe aver fiducia nella magistratura italiana per pensare che la verità sulle vergognose vicende del Sole 24 Ore possano emergere dalle aule giudiziarie e che i responsabili possano essere puniti. Poco più di un’illusione.

Ma al di là degli aspetti legali, delle false comunicazioni, delle decine di migliaia di copie perse (problemi che interessano soprattutto i giornalisti coinvolti), dalla vicenda del Sole emerge la crisi non di una testata ma dell’intera Confindustria.

Inevitabile, considerando che è l’espressione di un mondo industriale in coma profondo. Da tempo ai vertici della confederazione sono approdati quelli che De Luca definirebbe come “personaggetti ” . Improbabili rappresentanti di un mondo autoreferenziale e che non sta più contribuendo alla crescita del Paese. Slogan ripetuti nella speranza che si trasformino in realtà. Appoggio politico al bugiardissimo puntando ad ottenere favori.

Lo si è visto in occasione del referendum. Confindustria e il bugiardissimo insieme. Insieme anche nel non riuscire a comprendere il proprio Paese ed il proprio popolo. Politiche di sfruttamento sostenute da una informazione a senso unico. Non è stato sufficiente. Lo scollamento è evidente. E non se ne esce con altri slogan, con altri interventi a difesa di un fortino assediato e con le mura sbrecciate. Tutelando gli “industriali che sbagliano “, proteggendo manager che nella migliore delle ipotesi sono incapaci e che vengono premiati con sontuose buonuscite.

Una Confindustria che continua a pretendere di dare indicazioni economiche e politiche e non si dimostra in grado di gestire se stessa. Il famigerato “Fate presto ” per defenestrare Berlu ora pare non andare più di moda quando si tratta di fare pulizia in casa propria. Anche a livello di immagine si sarebbe potuto fare di meglio