Il processo ad Asia Bibi era stato artificialmente architettato per mezzo di delazioni, pettegolezzi ed invidie, tra tutte quella dello stesso uomo che l’aveva denunciata, Qari Mohammad Salam, imam della moschea di Ittanwali, il villaggio del Punjab dove Asia è nata da una famiglia contadina ed è sempre vissuta con due sorelle. Durante il lavoro nei campi era nata una discussione sulla religione con altre donne, in maggioranza musulmane, due di queste avevano rifiutato di bere alla fontana dove aveva bevuto Asia, considerata impura. Ne era nato un litigio, con Asia che aveva difeso la sua fede e che era stata anche picchiata. L’imam lo era venuto a sapere e aveva sporto denuncia per blasfemia. La Corte Suprema pakistana ha respinto l’appello contro la sentenza di assoluzione di Asia Bibi. L’accusa di blasfemia è un reato punibile con la pena di morte. Asia adesso è finalmente libera di lasciare il Pakistan. “Questa petizione è respinta” ha detto il giudice Asif Saeed Khosa precisando che non è stato trovato alcun errore nel verdetto di ottobre della Corte Suprema. “Voi pensate che noi potremmo condannare a morte qualcuno sulla base di prove false”, ha aggiunto Khosa, “Non c’è una dichiarazione che combaci con l’altra”.

Il verdetto è arrivato in una capitale blindata dopo le minacce di un gruppo islamista che aveva l’intenzione di dare la nazione islamica a ferro e fuoco in caso di una decisione “sbagliata”. “Non vogliamo che il Paese sia dato alle fiamme per una decisione sbagliata”, aveva affermato ieri in un video Shafiq Ameeni, capo ad interim del partito Tehreek-e-Labbaik Pakistan (Tlp), che aveva praticamente paralizzato il Paese per tre giorni quando la donna cristiana fu assolta alla fine di ottobre, dopo otto anni in carcere. Ameeni ha chiesto la presenza di religiosi in tribunale.

Da subito dopo la sua scarcerazione, lo scorso ottobre, i difensori dei diritti umani avevano chiesto alla comunità internazionale di garantire un rifugio sicuro ad Asia Bibi e alla sua famiglia. Le organizzazioni cristiane si sono appellate soprattutto ai Paesi occidentali. Australia, Spagna, Canada e Francia avevano dato la loro disponibilità.

Rammentiamo ancora una volta che Asia Bibi, cristiana e madre di cinque figli, era stata imprigionata per blasfemia nel 2009, dopo una lite con alcune donne nella fattoria in Punjab, dove lavorava. È stata condannata a morte nel 2010, secondo la legislazione che in Pakistan punisce con il carcere o la pena capitale chi profana il Corano o diffama Maometto. Il suo destino sembrava segnato dopo che, nel 2014, l’Alta Corte di Lahore respinse il ricorso contro la condanna alla pena capitale in primo grado, presentato dai suoi difensori. Ma una mobilitazione internazionale fermò l’esecuzione della sentenza fino a quando, in ottobre, è arrivato il verdetto della Corte suprema, che l’ha assolta e ne ha ordinato la scarcerazione. Nei giorni successivi alla sentenza, l’avvocato della Bibi è riparato in Olanda, spiegando che la sua vita era in pericolo. Il primo ministro pakistano, Imran Khan, è stato accusato di aver ceduto alle pressioni degli estremisti dopo aver acconsentito che la Corte Suprema valutasse la petizione contro la scarcerazione della Bibi. Solo grazie a questa mossa, il partito politico islamista Tehreek-e-Labbaik Pakistan ha messo fine alle proteste. A novembre, la famiglia di Asia, ha denunciato che attivisti islamici andavano casa per casa con le loro fotografie per cercare di individuarli e punirli. A novembre il governo ha annunciato l’arresto del leader del Tlp, Khadim Hussain Rizvi, insieme a migliaia di attivisti suoi seguaci. Il Canada ha oggi accolto Asia Bibi e le sue figlie, per loro si apre un nuovo capitolo di libertà in occidente.